Crotone,

Panni stesi torna con i dialoghi della ciavula: “Il mistero della gonna rossa”

Io lo so che non mi crederete mai ma ve lo giuro: io parlo con una “ciavula” . Di più: siamo diventati amici e, devo dirlo, nel tempo anche confidenti. È come se quella volta che mentre lei sfrecciava davanti alla mia finestra, io avessi indosso il mitico, e sottolineo mitico, “anello di re Salomone”, quello che, conoscete la storia vero? ci consente di capire il linguaggio degli animali. Tutti gli animali. Quindi anche quello di una ciavula. Che poi bisogna capirsi su cosa sia sta ciavula, termine dialettale, in genere del sud, con cui si definiscono vari uccelli, taccole e corvidi, per esempio. Ma io ho accertato che la “mia” ciavula è proprio una taccola. Uno degli uccelli più intelligenti che esistano, studiati e molto apprezzati da Konrad Lorenz, lo scienziato che si è inventato l’etologia. Certo che se per trovare un po’ di vera intelligenza a Crotone e dintorni dobbiamo guardare in cielo, lassù nell’azzurro… non è che siamo messi benissimo, ma tant’è. Quando è passata davanti alla mia finestra, la ciavula stava inveendo in modo molto umano e quindi scurrile contro una donna che stendeva panni nel palazzo di fronte al mio. All’inizio mi sembrava normale riuscire a sentire le parole della ciavula ma è stato un attimo. Ho realizzato che non era possibile ma tuttavia era vero! E da lì, come se l’avessi fatto da una vita, le ho anche risposto: – Ma che dici, perché sei così cattiva con quella poveretta? – A vi a chira? Iddra è na fitusa. – Ora devo spiegarvi un po’ di cose, cose che nel tempo mi ha detto la ciavula e cose che ho capito io. Questi fantastici uccelli solcano i nostri cieli da tempo immemorabile, c’erano prima dei greci e probabilmente hanno conosciuto Miscello appena sbarcato con i suoi compagni. Le ciavule hanno memoria, conoscono tutto e tutti e nessuno bada a loro più di tanto. Per farlo bisognerebbe ogni tanto alzare gli occhi al cielo, il loro regno. Ma noi viviamo in basso e già facciamo fatica a capire quello che ci circonda, figuriamoci se ci permettiamo il lusso di alzare gli occhi e stare attenti a chi ci guarda dall’alto in basso e ci giudica. Le taccole sono ottime osservatrici del loro e del nostro mondo e nei secoli sono diventate bravissime a capire gli umani. Di più: ci criticano anche ma ci amano e amano le città e i territori che abitiamo.

Per tornare a quello che mi stava dicendo la mia ciavula (prima o poi dovrò trovarle un nome “umano”) … io le dissi che non mi pareva tanto “sporca” quella bella donna che stava stendendo i panni alla corda del suo balcone: erano belle lenzuola bianche, magliette bianche e una tovaglia gialla. – Guarda guà… c’è pure una gonna rossa, a vidi? – Sì embé? – Chira gonna unn’è vagnata -. E che vuol dire? – Stai a vedere mo’ che succeda… Guarda abbasc’… u vi’ a chiru? Chiru giuvn.. Fa finta i lejiri u giurnale… Mo u posa e si liza.. U vi? – Sì sì… e allora… ? – Non hai capito eh? Mo tu dicu io. Chira gonna è nu segnale. Vo’ dir ca po sagghijri, ca è libera, ca un c’è u marito. Hai capito mo? – E ho capito sì, le risposi. In effetti la scena ce l’avevo davanti agli occhi e se la ciavula non mi avesse detto nulla io non avrei trovato niente di strano. In tutti i modi stetti alla finestra in felice conversazione con la ciavula fino a quando, circa mezz’ora dopo rividi il giovane di nuovo al bar, seduto al tavolino che beveva un caffè. La gonna rossa era sparita dalla corda dove continuavano ad esserci gli altri panni. La ciavula aveva ragione!

Nei mesi seguenti quella gonna rossa l’ho rivista molte volte appesa alla corda ed era tutto uno stenderla e ritirarla… eccetera. Ora però devo dirvi come è andata a finire la tresca perché è finita come finisce tutto a questo mondo. È finita quando, ovviamente, il marito ha scoperto i due amanti. Il fatto è che la bella signora trattenuta a forza dalla vicina di casa che aveva avuto un incidente domestico, non aveva fatto in tempo a ritirare i panni stesi tra i quali c’era anche la gonna rossa. E quel giorno suo marito era tornato prima. La ciavula mi ha detto che le urla in quella casa sono arrivate molto in alto: le hanno sentito anche lassù, nella colonia di ciavule che non hanno mancato di ridere a crepapelle. Loro, ma pure io!

Gentile da Rocca

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