Crotone,
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“La Calabria torna in Serie A”, 29 aprile 2016: il racconto di Francesco Repice (RadioRai) in esclusiva per CrotoneNews

Il Crotone a Modena, nel riquadro Francesco Repice

foto: Giuseppe Pipita

Francesco Repice (RadioRai) in esclusiva per CrotoneNews

Nel piazzale antistante lo stadio Braglia di Modena c’è un grande parco. Saranno un paio di ettari di terra dove le famiglie e i giovani della città si riuniscono nei giorni di festa, specie quando c’è il sole ed il clima è mite, in primavera insomma.

Quel giorno, Modena, era un giorno di festa ed era primavera.

Al limitare del parco, prima del piazzale che affaccia sulla porta carraia da dove entrano le squadre e dei cancelli d’ingresso dei tifosi, all’interno dello stadio, c’è il ritrovo dei tifosi del Modena. Sciarpe gialloblù, lambrusco, tigelle e gnocco fritto, tanto per ingannare l’attesa e placare l’ansia della partita.

Quel giorno di festa a Modena, però, quello stesso bar al limitare del piazzale antistante il Braglia e del grande parco che ospita le famiglie e i giovani della città, sì, proprio in quel giorno, le sciarpe avevano cambiato colore, il dialetto più parlato non era quello emiliano, il vino più bevuto era il Cirò e non il Lambrusco, tigelle e gnocchi fritti si erano trasformati, come per incanto, in robusti panini ripieni di soppressata e pecorino.

Ed anche io, come d’incanto, mi sentii a casa….

Postazione cronaca. Prova con la regia di Roma. Tutto come ogni domenica, ogni partita… campionato, Champions, Nazionale. La solita routine insomma.

E invece stavolta no. C’era tanto di diverso anche nel consumarsi di quelle apparentemente sterili operazioni che sono la normalità a pochi minuti dall’inizio di una radiocronaca. C’era un buco allo stomaco che proprio non ha senso per uno che di radiocronache ne aveva già fatte a migliaia, in qualsiasi condizione emotiva, climatica, temporale… Per farla breve ero stato costretto a confessare a me stesso che no, quella non sarebbe stata una radiocronaca come le altre e che si, sebbene tanta esperienza alle spalle, l’ansia mi stava perforando le pareti dello stomaco.

Perchè mai? Domanda retorica: la squadra di una città della mia terra era vicinissima a un traguardo storico, la Serie A!

Una città nobile e antichissima, incastonata in quell’anello di civiltà lambito dal Mare Ionio e sferzato dal vento di Levante: Crotone.

L’ansia stava diventando angoscia al solo pensiero che qualcosa potesse andare storto; che proprio io, calabrese dalla testa ai piedi, dovessi raccontare un’impresa fallita; un sogno sfumato ad un passo dal traguardo.

Della partita ricordo poco o nulla, se non gli esaltanti minuti finali in cui tutti, dal Braglia allo Scida, realizzammo che era fatta, che l’obiettivo era stato centrato, il traguardo tagliato a braccia alzate, il sogno reso realtà da un manipolo di eroi con la maglia rossoblù, orgogliosamente attaccata alla pelle.

Di quei momenti mi sovvengono gli sguardi persi nel vuoto di Vrenna e Ursino; i volti dei tifosi solcati dalle lacrime. Nulla che si potesse sintetizzare meglio se non con quella frase “La Calabria torna in serie A” o qualcosa di simile. Perchè adesso, dopo tanti anni di vittorie o di sconfitte poco importa, ciò che resta non sono le parole, ma quella meravigliosa sensazione di sentirsi a casa anche a migliaia di chilometri di distanza.

 

Modena-Crotone – fasi salienti – Radiocronaca di Francesco Repice