Crotone,
Tempo di lettura: 2m 54s

Caso Chievo, da Verona tentano di arrampicarsi sugli specchi per evitare il processo

Dopo la condanna del Cesena, c’è un solo modo per salvare il Chievo, non far celebrare alcun processo. Ora, però, si dica la verità e si faccia un processo equo. Basta sviare l’attenzione dai conti e dalle plusvalenze fittizie, acclarate dal Tfn con la condanna del Cesena, con i vizi di procedura e di errori così marchiani da far rabbrividire anche i praticanti di tutti i Fori italiani.

Il Chievo è già stato graziato abbastanza, prima dalla Procura, ma soprattutto da un Tribunale federale che avrebbe potuto pronunciarsi stralciare la posizione del Chievo e pronunciarsi sulla improcedibilità in 24 ore e poi emettere la sentenza sul Cesena. Sentenza, che ripetiamo ancora una volta per chi non lo avesse capito o facesse finta, condanna i romagnoli e di fatto dice che le plusvalenze fittizie col Chievo esistono e sono reali, che così facendo sono stati alterati i bilanci per ottenere il via libera della Covisoc per l’iscrizione ai campionati. Questo è quanto dice la condanna sul Cesena che era chiamato in causa con la “favola” Chievo. Speriamo sia chiaro una volta per tutte. Oggi, invece, il Corriere di Verona pubblica le dichiarazioni di due avvocati, ovvero Guido Del Re e Dante Spiazzi che sostengono che un nuovo processo alla “favola” Chievo incorrerebbe nel principio giuridico del “ne bis in idem”, locuzione latina per spiegare che una persona non può essere giudicata due volte per lo stesso fatto. Giudicata appunto. In questo caso sul Chievo, su Campedelli e company, non c’è stato nessun giudizio, ma una pronuncia sulla procedura, per cui non esiste nessuna sentenza passata in giudicato. Del resto basterebbe leggere quanto scrive il Tfn nella sua decisione: “DICHIARA improcedibile il deferimento nei confronti della Società AC Chievo Verona Srl, di Campedelli Luca, di Campedelli Piero, di Campedelli Giuseppe, di Cordioli Michele e di Cordioli Antonio e, per l’effetto, restituisce gli atti alla Procura Federale con riferimento a tali posizioni”.

A questo punto l’unica discriminante sono i tempi dell’azione disciplinare, ma che in questo caso sono assolutamente rispettati. I dubbi che assalgono chi scrive sono tanti, alcuni vanno al di là della decenza e per questo è meglio non esprimerli.

Si aggiunga che l’ordinamento sportivo ha dele sue regole che divergono pure da quelle generali (ad esempio inversione dell’onere dela prova) ma il “ne bis in idem” è principio costituzionale e pure della Convenzione sui diritti umani. Il principio, però, anche nell’ordinamento giuridico italiano non vale nei casi di giudizio annullato per vizio procedurale come nel caso del Chievo.

Resta il fatto che nessuno dei pro Chievo sembra volersi esprimere nel merito senza addurre motivazioni fantascientifiche sulle procedure. E nel merito, occorrerebbe aggiungere ai signori intervistati dal Corriere di Verona, l’iscrizione ai campionati e “l’ok della Covisoc” sarebbero arrivati sulla base di bilanci evidentemente dopati, se è vero che il Cesena per questo è stato condannato. Abbiate pazienza: il Chievo potrà giocare anche altri venti campionati di Serie A e ilo Crotone di Serie B, ma per favore ristabiliamo la verità dei fatti e aspettiamo il processo.