Processo amianto: potrebbe finire in una bolla di sapone

Assoluzioni e pene lievi le richieste del pm Carluccio

Assoluzioni per tutti dal reato di disastro colposo e pene che vanno dai due anni e sei mesi ai due anni e dieci mesi per omicidio colposo. Queste le richieste del pubblico ministero Francesco Carluccio nella requisitoria finale del processo per le morti per amianto davanti al giudice monocratico Bianca Maria Todaro. Una requisitoria quella di Carluccio che ha tirato in ballo pesantemente le indagini svolte, che a deta del pm non avrebbero permesso di andare oltre queste richieste.
Per la morte di Giuliano Ussia e Tommaso Quaranta, la pubblica accusa ha chiesto la condanna a due anni e dieci mesi per Giulio Verri (responsabile della protezione ambientale e sicurezza prima e del laboratorio controlli e qualità fino al 1993), Ottorino Sapere (consulente esterno e, dal 1985 al 1997, responsabile sanitario dello stabilimento) e Giancarlo Savorelli (direttore Ausidet dal 1978 al 1985). Richieste di condanne a due anni e sei mesi per Maurizio Aguggia (direttore di Montecatini Edison dal 1974 al 1978) e Giuseppe Agliata (direttore Ausidet dal 1985 al 1988). Richiesta di assoluzione da tutti i capi di imputazione per Luigi Ferretti )direttore Ausidet, Enimont ed Enichem dal 1988 al 1992), Dario Capozzi (direttore Fosfotec dal 1992 al 1994) e Alfonso Pezziniti, (capo reparto del forno fosforo tra il 1964 e il 1995).
Il processo riguardava le morti sospette di cinque persone che potrebbero essere state provocate dalla fibretta di amianto usata nello stabilimento Montecatini (che negli anni diventò Montedison, Ausimont, Cledia, Ausidet, Enimont, Enichem e Fosfotec).
“Sconcerto, rabbia e delusione – dice Giovanni Iannone, avvocato di parte civile per conto dell’associazione Fabbrikando l’avvenire – sei anni di lavoro per cercare di dimostrare che quelle persone erano state ammazzate dall’amianto e che qualcuono doveva risponderne. E invece ci si viene a dire che anche le parti civili non hanno aiutato questo processo. Ma come potevamo noi che siamo una onlus e che non abbiamo nemmeno i soldi per pagare un perito di parte. Abbiamo fatto tutti volontariato vero per dare una mano alla veritá. Ci siamo rivolti alle istituzioni, ma nessuno ha raccolto il nostro grido d’aiuto che era solo per dare dignità a morti assurde, per una fabbrica che produceva evidentemente veleni”. A questo,proposito va sottolineato che, Comune a parte, le altre istituzioni costituitesi parte civile, in particolare Provincia e Regione, non si sono quasi mai viste nel corso di tutto il processo.

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