Crotone,

La lettera: “Luce viola contro i tumori al pancreas, da Crotone nessuna risposta”

La Reggia di Caserta viola (Foto Facebook)

Il tempo di lettura previsto è di dieci minuti: me li concederete? Spero di sì. No, non è una raccolta fondi: non c’è nulla da comprare. C’è da sapere. E bisogna sapere che di cancro al pancreas si continua a morire, di meno rispetto a venti anni fa, ma si muore e, prima, si soffre molto, e molto. E non è più soltanto il cancro degli anziani. Ed è cambiato, sempre di più. Un cavallo imbizzarrito senza sella né briglie, segue percorsi atipici e non ha categorie standardizzate. A volte recidiva, a volte no. A volte metastatizza, prediligendo sedi sempre meno tipizzate, a volte no. La sera del 15 novembre, circa novanta comuni italiani, per la Giornata mondiale del Pancreas, hanno illuminato di viola palazzi e monumenti, piazze e luoghi simbolici e rappresentativi, per sensibilizzare e informare tutti noi e accendere una luce d’informazione, appunto, sulle neoplasie pancreatiche (perché la luce c’è e arriverà, vedrete). Anche luoghi suggestivi come le Cascate del Niagara e l’Opera House di Sidney, si sono accese. Crotone no. Sì, Crotone no. Crotone, che tra le terre del Sud è tra le più stremate dal cancro, e conserva le sue scorie radioattive sopra e sotto le sua fondamenta, mostra un atteggiamento indifferente. Eppure i crotonesi sono un popolo appassionato. Appassionato e urlante quando affolla gli stadi di calcio. Appassionato in televisione quando invoca e pretenda una bonifica fatta ‘bene’ ma, le regole di quel ‘bene’ rimangono, paradossalmente, confuse e sconosciute, anche al normale cittadino. Eppur si muore, continuo a ripeterlo – l’incidenza di questo cancro è aumentata del 59% – mentre si continua a parlare di bonifica dei siti contaminati nel crotonese, per salvare le prossime generazioni, affinché i nostri figli possano nascere e crescere in un luogo sano e, quindi, devo chiedermi, e necessariamente: ci si è accorti che il disastro è già avvenuto? Che siamo tutti portatori sani di una mutazione ambientale, di un Olocausto che non fa rumore e parrebbe non interessare neanche quella stampa nazionale che ‘geneticamente’ si occupa di queste tematiche?

Avevo, fiduciosamente, inviato due email ed una pec, altrettanto fiduciosamente telefonato, e inviato, infine ma con meno fiducia, un messaggio di testo, al sindaco della città di Crotone, perché desideravo che la mia citta, quest’anno, si accendesse di ‘viola’: non ho ricevuto alcuna risposta formale, neanche quella che si ‘deve’ per pura cortesia e buona maniera, quando si è cercati, e tanto più quando un cittadino si rivolge ad un sindaco, in questo caso al sindaco della propria città, che sempre tale rimane, anche quando si vive in altro luogo. Un silenzio che pesa, e molto. Lo ripeto: ci si sta ammalando, a Crotone, di pancreas, e troppo, e tanti di quei malati sono sotto i 50, talvolta sotto i 40, altre sotto i 30 anni. Non voglio, qui, addentrarmi in discorsi paragiuridici sul nesso di causalità tra ambiente e cancro tanto forte è la mia certezza, in questo senso, né sciorinerò dati e mappature epidemiologiche adesso, ma affido, e con fiducia, questi argomenti al prossimo generoso spazio che vorrà darmi questa testata di informazione. Voglio dire, però, e solo per dovere di cronaca, che ho avuto l’istinto e la pazienza di guardare le interviste degli assessori comunali (crotonesi) e regionali (calabresi) e vi ho trovato tante belle premesse. Sempre per quel dovere di cronaca, devo pure dire che ho ricevuto, invece, la disponibilità e la adesione a questa iniziativa di ‘luce’, del direttore del museo archeologico nazionale di Crotone e Capo Colonna, e che, per varie ragioni, non ho ritenuto realizzabili, anche considerati i ristretti tempi. E poi c’è un però: l’Amministrazione comunale non è l’unico silenzio. Anche la direzione generale dell’ospedale di Crotone tace ma, qui, il silenzio dura da quasi cinque mesi.

Insomma, è chiaro che il cancro del pancreas non trova ‘spazi’ e tuttavia tutti dovrebbero inchinarsi difronte a questa emergenza mondiale, che nel 2030, come le stime ci informano, diverrà la seconda causa di morte, nel mondo: anche l’Umbria, con la sua Perugia, stenta a trovare tempi, adeguati portavoce e spazi. È bizzarro che siano proprio le regioni meno virtuose a restare sempre più indifferenti. In Veneto, esattamente a Verona, ha trovato la sua nascita molti anni fa, l’istituto del Pancreas, il primo centro italiano multidisciplinare interamente dedicato alla diagnosi, alla cura e alla ricerca nel campo delle malattie pancreatiche. L’Istituto raccoglie tutta l’esperienza sviluppata, in oltre 40 anni di lavoro. Insieme, esiste una Fondazione, la ‘Fondazione italiana per la ricerca sulle malattie pancreatiche’, che, sempre più impegnata, si proietta, convintamente, con le sue iniziative, organi e competenze, in prospettive nazionali e non. Quando un obiettivo è condiviso da uomini e da donne che hanno fatto del verbo fare il loro categorico imperativo, pur nella imponderabilità degli eventi della vita e nella ovvia consapevolezza che, tutti, possediamo solo la possibilità del tentativo e non del risultato, personalmente sento, e sinceramente, di azzardare una previsione che potrà essere considerata folle, ma voglio anche ricordare che “solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambiano davvero” e quindi dico che il cancro del pancreas non avrà lunga sopravvivenza, perché non ha dinnanzi soltanto la lotta della più alta competenza medica e scientifica umanamente possibile e immaginabile, ma anche la tenacia, la determinazione, la forza e il dolore di un popolo che lotta. Di un popolo che lotta: cosa c’è di più vicino a Dio di un popolo che lotta accompagnato da irrimediabili dolori?

Chiedo, quindi, ai cittadini crotonesi, e non lo chiedo solo a coloro che oggi lottano, e non lo chiedo soltanto a chi ha subito lo strappo della morte, ma anche a quelli che sentono di appartenere a questa battaglia. Battaglia contro i silenzi, battaglia contro le disuguaglianze tra i malati, battaglia contro i medici troppo lontani dai malati, battaglia per quel diritto sacrosanto alla Salute, e per le pari dignità sociale e di Cure, che devono diventare uguali, in ogni luogo, e in ogni regione. Avete voglia di accendere una luce, non importa se bianca o viola, anche solo una candela? Non abbiamo bisogno delle istituzioni. Lottare per i diritti ci protegge da quella buca in cui, in ogni istante, rischiamo di cadere, e quasi sempre rischiamo di non capirlo: quella del suddito. ‘Quando tutto si oscura rimane solo una luce ma noi non riusciamo a vederla perché non siamo abituati a cercarla.’

Cerchiamola, ci attende.

Cristiana Panebianco – Fondazione italiana per la ricerca sulle malattie pancreatiche –  Verona

Tag:, , ,

Aurum