Crotone,

Il giorno dei morti: in piena notte l’emozione della calza con i dolcini

Il giorno dei morti. Ecco questo era il giorno al quale eravamo più affezionati noi bambini cresciuti negli anni Settanta. No, non c’era Halloween, non aveva ancora superato l’Oceano.

La notte tra l’uno e il due novembre era fatta di occhi aperti e richiusi, voglia di vedere i morti arrivare a portare doni e sopraffazione del sonno.

Era un rito che iniziava già nel tardo pomeriggio quando insieme ad amici e fratelli cominciavamo ad immaginare cosa avrebbero potuto portarci. In genere non si trattava nemmeno di giocattoli, ma solo di dolcini, caramelle, cioccolatini oppure niente se non eravamo stati abbastanza buoni. A volte insieme ai dolcini ci trovavamo noci o mandarini. Poi c’erano i dolci di zucchero “l’oss di mort”.

Non avevamo paura, i morti venivano a farci visita per portarci delle cose buone, nessuno di noi quella notte immaginava lenzuola bianche o tintinnio di catene come nelle tradizioni popolari.

Ci preparavamo per andare a letto, ma cercavamo di fare quanto più tardi possibile, magari avremmo potuto incrociare i nostri cari defunti che venivano a trovarci.

Ognuno preparava la propria calza. Una calza vera, mica una di quelle con disegnini e laccetti che si vendono ai supermercati. Ovviamente cercavamo di mettere le calze più lunghe e grandi, sperando in quanta più roba possibile.

Avevamo un letto che ci consentiva di attaccare alle nostre spalle la calza e tenerla con una pinza (una molletta) di quelle che si usano per stendere i panni.

Ogni tanto poteva capitare di svegliare tutta la famiglia nel cuore della notte. Bastava allungare la mano nel dormiveglia e toccare la calza, se fosse stata piena nessuno avrebbe più dormito. Cominciava così la gara tra fratelli. Ognuno di noi tirava fuori i dolcini dalla calza, uno per uno e uno alla volta. Bisognava capire se dai morti avessimo avuto tutti lo stesso trattamento, oppure se c’erano state delle preferenze o delle punizioni.

E che importava se non erano stati davvero i morti a portare i dolcini. L’emozione dell’attesa della sera prima già da sola aveva il potere di creare un’atmosfera di festa, di convivialità e di bellezza.

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