Crotone,
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Crotone, da città dello sport a città senza spazi per lo sport

Il Settore B

Ho fatto un sogno davvero bello qualche giorno fa. Ero a due passi dalla Abramo Customer care, prima del ponte. Qualche “millennial” forse non sa nemmeno di che cosa sto parlando, ma proprio lì c’era un campo storico per i crotonesi: il campo di Fondo Gesù. Sono entrato e c’era anche zio Giuseppe, con le gazzose e il vuoto a rendere. Il terreno di gioco era sempre lo stesso e mio figlio, che quando il campo è “scomparso” ovviamente non c’era, era divertito nel vedere quello spazio enorme per giocare un po’.

I bambini di ieri, quelli della mia generazione, sanno di cosa parlo, che cosa ha rappresentato quel campo per ognuno di noi. Si contano sulle dita di una sola mano i calciatori professionisti venuti fuori da quello spazio di polvere, sogni e passione. Dove la domenica mattina si alternavano partite di ogni campionato giovanile e tra un tempo e l’altro i bambini più piccoli rubavano qualche rigore. Ma non era quello l’importante, siamo cresciuti insieme. Abbiamo litigato, gioito, abbiamo fortificato il nostro carattere. Quel campo è sparito, ne avrebbero dovuto costruire un altro. Ma questa è un’altra storia. In quegli anni il Crotone stava risalendo dalle serie dilettantistiche, ogni tanto quando militava in Eccellenza si allenava anche al Gesù. Per questo la Serie B non fa paura.

Basta questo per capire i miracoli che la società rossoblù ha fatto negli anni e quanto queste categorie siano preziose per tutti. Ciò che mi fa paura, invece, è che riavvolgendo il nastro penso anche al Campo comunale di Tufolo, oggi abbandonato a se stesso (forse ci faranno la pista per l’elisoccorso). Alla piscina Coni, a quella tradizione natatoria che oggi le società con enormi sacrifici cercano di portare avanti. Eravamo riusciti a darci una dignità con l’impiantistica sportiva, ma nel giro di un paio d’anni siamo tornati all’anno zero. E non è solo colpa della pandemia. La pandemia è un alibi, che prima o poi (speriamo presto) non ci sarà più. La gestione dei due palazzetti rimane ancora tutt’altro che definita, la piscina olimpionica è in condizioni pietose e ci vorranno centinaia di migliaia di euro per, forse, riaprirla; qualche metro più in là la il Settore B cade a pezzi. Ecco, questo mi fa paura.

Che nella “Città dello sport” non ci sia spazio per lo sport, che poi vuol dire spazio per la civiltà. Sono circa 40 i comunicati che il Comune di Crotone invia in una settimana, ma da quando questa Giunta si è insediata non ho mai davvero capito come e quando si cercherà di recuperare le strutture.

La pandemia non può fermare le idee, la progettazione. Anzi, questo sarebbe il momento ideale per iniziare a mettere mano seriamente agli impianti e farsi trovare pronti quando si riaprirà.