Crotone,
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Agorà Kroton, due giorni di riflessione sul tema del caporalato

Due giornate impegnative, quelle organizzate dalla Cooperativa Agorà Kroton, sul tema del Caporalato. Tra il 04 e il 05 novembre si sono succeduti diversi momenti di approfondimento sul tema. Venerdì 04 l’autore dei testi Libere per tutte e Per motivi di giustizia, Marco Omizzolo, ha dialogato con Filippo Sestito, direttore del Centro Studi CSV Calabria Centro, facilitato dal Direttore responsabile della testata Crotonenews Vincenzo Montalcini sul tema del caporalato. In questa prima parte delle due giornate è stato affrontato il tema dello sfruttamento evidenziando quanto è stato fatto fino ad ora per cominciare a dare risposte efficaci a chi vive questa dimensione umana. Omizzolo attraverso il racconto di alcune storie ha evidenziato come non è importante solo l’agire sul tema del diritto ma anche il come lo si fa che consiste nel promuovere iniziative e azioni che non portino a sostituirsi al singolo ma che, affiancandolo, creino le condizioni di autonomia e liberazione dai condizionamenti lavorativi/oppressivi. In definitiva la rivendicazione del diritto passa, necessariamente dalla consapevolezza e dalla autonomia che porta ad una nuova dimensione di liberazione.

Nella serata poi grazie al progetto “Luoghi (in) Comune” è stato proposta un monologo, Il Monsone, scritto e interpretato da Beppe Casales ispirato al libro di Omizzolo Sotto Padrone. Un momento coinvolgente ed emozionante dove, attraverso il racconto del protagonista è stato possibile “vivere” tutte le dimensioni legate al tema dello sfruttamento quali il sogno e l’entusiasmo di chi decide di venire in Italia per migliorare le proprie condizioni di vita; la fiducia verso chi si propone di aiutarti e poi la delusione e l’umiliazione; la nascita di un amore e l’idea di una nuova prospettiva; l’incontro con la morte di chi non regge più e decide di porre fine al proprio progetto di vita con un atto estremo; la violenza; la consapevolezza; la condanna. L’opera di Casales ci ha reso consapevoli dei vissuti della persone che vivono da sfruttati proiettandoci in una dimensione che non necessariamente ci deve vedere attori attivi sul tema ma almeno non distratti, non vigliacchi nel volgere lo sguardo da un’altra parte perché come dice il protagonista: “Tante piccole gocce da sole non sono niente, tante piccole gocce tutte insieme fanno il monsone.”

Infine nella giornata del 5, all’interno del convegno “IL CAPORALATO. STORIE PER COMPRENDERLO E STRATEGIE PER AFFRONTARLO”, organizzato dal progetto Di.Agr.A.M.M.I. di legalità al Centro-Sud- CALABRIA si è riflettuto sulle strategie da strutturare per dare nuova linfa a questo tipo di azioni. Dopo i saluti istituzionali, Gregorio Mungari Cotruzzolà Consigliere Consorzio Nova e Presidente Coop. Agorà Kroton, Anna Maria Corrado della Cabina di regia nazionale del progetto-Consorzio Nova e Hassan Abdul Fatah Coordinatore Regionale ATS Calabria, hanno introdotto il progetto spiegandone genesi, finalità, strategie e razio con alcune riflessioni che vertevano sulle potenzialità dello stesso e sulle criticità emerse. Stimoli che sono stati fondamentali nella parte centrale della giornata dove la Direttrice dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Crotone, Annarita Carnuccio e la Segretaria Regionale FLAI/CGIL Calabria e Coordinatrice regionale progetto Di.Agr.A.M.M.I. hanno sviluppato il loro intervento evidenziando le criticità che si incontrano e la necessità di superare le stesse in modo da poter rendere efficace l’intera

struttura. Se è vero, infatti, che gli sportelli riescono a dare supporto alle persone che chiedono aiuto è altrettanto vero che si incontrano difficoltà a penetrare nei territori e a dare risposte in maniera organica ed efficace vista la difficoltà nello strutturare una rete esterna al progetto che possa rendere veloce e funzionale la risposta a particolari richieste di aiuto. C’è bisogno di strutturare tavoli che vedano i diversi attori presenti in modo da poter creare risposte corali e organiche.

Le conclusioni di Omizzolo oltre a rinforzare quanto detto sulla necessità di strutturare tavoli che vedano coinvolti gli attori principali del pubblico e del privato suggeriscono il potenziamento di una azione che possa affiancare, senza sostituirsi, la persona sfruttata facendole fare un percorso di emancipazione, di consapevolezza, di autonomia che, a cascata, riesce a coinvolgere tutti. Bisogna promuovere azioni che escano dagli schemi classici di aggregazione, cercare di entrare dentro le aziende per far vedere che non sono soli e non siamo i soli a portare avanti le rivendicazioni/lotte per il riconoscimento dei diritti, far vedere che esiste una società attenta e non rassegnata che vuole che ognuno di noi possa avere la possibilità di realizzare i propri sogni ed avere riconosciuta la propria identità partendo dal semplice passo del chiamare i lavoratori con il proprio nome e riconoscendone le proprie peculiarità culturali e religiose. Cosa che troppo spesso non avviene. Bisogna abitare le ingiustizia, sentire l’ingiustizia come una cosa che ci riguarda perché Nessuno si salva da solo.