Crotone,

Antica Kroton, Margherita Corrado sgonfia le bollicine dello spumante

Riceviamo e pubblichiamo

“Ho dichiarato in campagna elettorale che il monitoraggio del progetto “Antica Kroton” sarebbe stato una mia priorità, se eletta. Insieme all’associazione “Sette Soli”, infatti, ne seguo le sorti con passione e apprensione fin dal 2010, quando il finanziamento era ancora più cospicuo dei 61,7 milioni di euro del Pac odierno. Una cifra comunque enorme, specialmente per una realtà come Crotone. La Sottosegretaria Dorina Bianchi, che ringrazio per gli auguri rivoltimi pubblicamente ma della cui azione, stante la deplorevole ‘riforma Franceschini’ del MiBACT, non ho condiviso alcunché, e la consigliera regionale Flora Sculco si attribuiscono ora il merito della firma di un accordo Ministero-Regione-Comune valido per 5 anni. L’oggetto di quell’accordo, però, a leggere i resoconti di stampa, contiene alcune potenziali criticità sulle quali occorre subito puntare l’attenzione e interrogarsi. Lo affermo da tecnico del settore non meno che da cittadina crotonese, oltre che nella veste di parlamentare di questo territorio. Più di 15 milioni di “Antica Kroton” sarebbero destinati all’area statale antistante le fabbriche dismesse, il cui profilo pedologico sconsiglia, com’è noto, l’esecuzione di scavi archeologici e comunque rende di fatto impossibile la musealizzazione di quanto eventualmente messo in luce. Diciamola tutta: lì un parco archeologico in senso tradizionale non potrà mai fiorire, con buona pace delle prime pietre posate e da posare. Per questo avrebbe molto più senso il recupero dei casali in rovina, che però la scheda riassuntiva pubblicata dai media limita al casino e alla torre di Vigna Morelli (la seconda quasi del tutto crollata), mentre esclude gli altri 4 edifici analoghi, costruiti tra il ‘500 e l’800, altrettanto bisognosi di un intelligente recupero funzionale. Il cosiddetto museo ‘sospeso’ è invece un’idea obsoleta e tecnicamente irrealizzabile, in quel contesto peculiare, se non mettendo fortemente a rischio l’incolumità dei resti archeologici sottostanti. C’è da sperare, perciò, che il Ministero, garante della tutela del patrimonio culturale del Paese, richiami gli altri attori dell’accordo all’esercizio del buon senso e li convinca a destinare risorse alle diverse tecniche di ricerca non invasiva che sfruttano le tecnologie più avanzate. Oltre 26 milioni andrebbero poi all’area urbana, con una sproporzione palese quanto difficilmente giustificabile alla luce di quanto noto. Nel merito, trovo menzionate come cardini del “parco archeologico urbano diffuso”, oltre al centro storico – dove nulla sopravvive di Kroton, è bene ricordarlo, ma resta intatto lo straordinario potenziale di Piazza Villaroja –, anche Acquabona e Parco Pignera. Si tratta di due zone marginali nell’ambito della polis achea. Basti dire, del primo, che i limitrofi quartieri di Marinella e S. Antonio nell’Antichità non erano neppure terraferma, mentre gran parte del Parco Pignera si sviluppa su quelle colline che, disabitate in antico, vedevano correre in sommità le mura cittadine, demolite poi nel Cinquecento per la realizzazione delle fortificazioni spagnole di Cotrone. Scavare a Parco Pignera, dunque, significa né più né meno gettare via denaro, mentre il risultato sperabile ad Acquabona è viziato dalla parziale distruzione di quel settore dell’abitato greco da parte di un corso d’acqua connesso all’Esaro, come accertato nel 2011. Perché, allora, l’attenzione si è concentrata su centro storico, Acquabona e Parco Pignera fino a farne dei punti cardine? Non sarà che, come al solito, l’archeologia a Crotone serve ad attrarre risorse per realizzare operazioni che con la conservazione e fruizione del patrimonio culturale crotonese hanno poco a che vedere? Più in generale, il concetto stesso di “rete museale diffusa” mi preoccupa non poco, subodorando una replica di quella gestione comunale che finora ha dato pessima prova di sé, come dimostra la vicenda di “ArkeoUrbe”, progetto grazie al quale, spendendo circa 1 milione, abbiamo perso parte della visibilità delle mura bizantine di Corso Vittorio Emanuele II, bucherellato inutilmente i sotterranei del Municipio e reso (finora) non fruibile l’area archeologica sottostante la vecchia BPC siti a pochi metri da quello. In merito a Capo Colonna, poi, dove il buon senso avrebbe concentrato le risorse, in quanto sede del principale santuario di Kroton, e le avrebbe indirizzate verso un incremento della conoscenza dei resti dell’area sacra magno-greca e della città romana, dal momento che nel solo circuito del parco resta non scavata almeno il 70% della superficie totale, leggo che poco più di 7 milioni – una ‘miseria’ rispetto al totale – saranno destinati alla fantomatica “area archeologica Lacinia”. Il denaro sarà impiegato per la messa in sicurezza della strada litoranea di collegamento a Crotone e per la “fruibilità dell’area archeologica nordorientale dell’heraion”. Quest’ultimo è solo uno dei tanti interventi di cui il parco dovrebbe giovarsi per migliorare la propria offerta. Per decollare, infatti, il parco archeologico di Capo Colonna, esso sì esistente e passibile di sviluppo, ha bisogno di un progetto di largo respiro. “Antica Kroton” avrebbe potuto offrire questa opportunità ma nelle menti dei progettisti sembra essere Crotone l’elemento attrattivo per il turista del futuro, non Capo Colonna, se non in subordine. Che dire in fine dei 3,1 milioni destinati all’Area Marina, o meglio ad 8 percorsi subacquei e ad un’ambigua “struttura di supporto dell’antica Kroton marina”? Giova forse ricordare che il sito di Kroton, per quanto esteso, non rientra nel perimetro della Riserva, né esiste o è mai esistita alcuna ‘antica Kroton marina’. A pensar male, i 3,1 milioni sembrano le ‘briciole’ a sette cifre di una torta sontuosa che non si vuole negare a nessuno… Il monitoraggio di “Antica Kroton” si rende oggettivamente indispensabile, e in questo senso mi attiverò da subito per fare chiarezza sui contenuti di un progetto che, proprio perché costituisce una straordinaria opportunità per Crotone, non può essere pensato e gestito con le ‘solite logiche’ se non a rischio di vanificarne l’efficacia, come fanno temere anche certe scelte operate nella costituzione del Tavolo direttivo MiBACT-Regione-Comune. È poi allarmante e inaccettabile che il risultato scientifico atteso da un progetto da 61,7 milioni di euro denominato “Antica Kroton” consista, come dichiarato prudentemente dal Segretario Regionale MiBACT alla stampa, nel fatto che: “fra un paio di anni Crotone sarà un centro di documentazione a livello internazionale”. Per renderla tale bastano una decina di milioni; gli altri 50 sono destinati ad interventi che già ora, evidentemente, si temono qualitativamente mediocri e senza concrete ricadute di lungo periodo”. Margherita Corrado

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