Crotone,

La verità Francesco Modesto: “Io in carcere accusato da uno che ho denunciato per truffa”

Parla da uomo libero Francesco Modesto, e lo fa lasciando trasparire dalle sue parole e dai suoi gesti tutta l’amarezza di quanto il destino gli abbia riservato. Modesto parla in una sala di un hotel di Rende, anche se avrebbe voluto farlo dalla sala stampa del San Vito-Marulla, ma ci ha rinunciato per una questione di opportunità. Accanto a lui ci sono i suoi legali, quelli che con una istanza al Tribunale del Riesame di Catanzaro hanno ottenuto l’annullamento dell’ordinanza di carcerazione, eseguita il 30 agosto scorso dai carabinieri di Cosenza su ordine della Dda di Catanzaro (procuratore aggiunto Luberto, gip Ferraro). Come dire che il Tdr di Catanzaro dice alla Dda che Modesto non andava arrestato (accusato di usura aggravata dal metodo mafioso), non avrebbe dovuto fare nemmeno un giorno di carcere, invece ne ha fatti 16. E anche di questo Francesco Modesto ha parlato in conferenza, del sostegno avuto dai detenuti che gli dicevano “sappiamo che tu non centri niente, sappiamo chi ti accusa”. Già chi lo accusa? Un pentito, o forse qualcosa di simile, visto che la Procura di Cosenza ha più volte sollevato dubbi sulla credibilità di Roberto Violetta Calabrese, uno che Modesto aveva denunciato per una grossa truffa.  Ho subito una truffa da questo signore di circa 800mila euro – ha detto il calciatore crotonese – per la costruzione di un edificio in via Popilia (Cosenza), ma vengo accusato di usura da Calabrese quando lui stesso si dichiara usuraio. È stato dichiarato inattendibile e sul mio conto ha detto solo falsità, è un bugiardo”. E sulle denunce per truffa fatte da Modesto anche nei confronti di altri personaggi di Cosenza, che in qualche modo hanno a che fare con l’inchiesta,  ci torneremo prossimamente. “Come tutti i giornali hanno scritto che sono stato arrestato, voglio che tutti sappiamo che sono un uomo libero e che nei miei confronti sono state dette un sacco di fesserie. Voglio ritrovare la mia serenità, con mia moglie e i miei figli. Ringrazio tutti quelli che mi hanno sostenuto sin dal primo momento, gli amici, coloro che sono venuti a manifestare anche sotto il carcere, mi hanno aiutato molto”. È ferito, ma deciso Francesco Modesto, lui che è cresciuto nel quartiere operaio di Crotone “La Unitaria”, dove ha cominciato a tirare i primi calci ad un pallone e da dove ha spiccato il volo. Un rione di gente perbene, di operai delle fabbriche di Crotone che hanno prodotto ricchezza per la città e respirato e ingoiato i veleni per i “padroni”. E anche il papà di Francesco era tra quegli operai. È una sorta di riabilitazione quella che invoca Modesto, perché non ci si può fermare all’eco enorme di un arresto eccellente e poi limitarsi a scrivere poche righe per la scarcerazione. Occorre andare a fondo nelle cose, cercare sempre tutte le verità possibili senza lasciare nulla di intentato. Esattamente quello che hanno ribadito i legali del calciatore in conferenza stampa: “andremo avanti perché sia fatta la massima chiarezza su tutto e perché la verità venga restituita a questa vicenda che ha coinvolto un uomo perbene”. Dal punto di vista sportivo Modesto ha detto di aver ricevuto la proposta del Rende (Serie D) di allenarsi con loro e poi magari indossare la maglia biancorossa. “La cosa mi fa molto piacere”, ha detto il calciatore che poi ha dichiarato “nel Cosenza sarei disposto a giocare anche gratis”.

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