Crotone,

Isola Capo Rizzuto, sugli affari della Misericordia, Possibile interroga il ministro Minniti

L’onorevole Pippo Civati, insieme ai deputati Brignone, Maestri, Matarelli e Pastorino (Gruppo Alternativa Libera – Possibile), ha interpellato il ministro dell’Interno Marco Minniti in merito alle notizie uscite sul settimanale L’Espresso e riguardanti le attività della Confraternita della Misericordia di Isola Capo Rizzuto. “Appare di fondamentale importanza per Possibile, – è scritto in una nota stampa – verificare e garantire la trasparenza nella gestione dei centri di accoglienza, luoghi in cui sono messe alla prova le reali capacità di accoglienza e di rispetto dei diritti universali dell’uomo. Appare chiaro che tutti i dubbi in tali ambiti debbano essere rimossi, a maggior ragione se anche le autorità inquirenti hanno ritenuto opportuno eseguire degli approfondimenti”.

Ecco il testo integrale dell’interrogazione parlamentare

“Al Ministro dell’interno — Per sapere – premesso che:

nell’edizione di domenica 12 febbraio 2017 il settimanale «l’Espresso» ha pubblicato un’inchiesta di Giovanni Tizian intitolata «Angelino nel Sacco». Il relativo sottotitolo recita: «Un imprenditore che ha creato il suo impero con i centri di accoglienza. Avvicinando Alfano e famiglia. Ma gli investigatori sospettano che sia legato ai clan calabresi»;

l’inchiesta giornalistica fa esplicito riferimento a un’indagine antimafia aperta da tempo e tuttora in corso riguardante alcune attività della Confraternita di Misericordia di Isola Capo Rizzuto di cui è Governatore Leonardo Sacco;

nell’inchiesta de l’Espresso si legge inoltre che la Misericordia di Isola Capo Rizzuto gestisce, a seguito dell’aggiudicazione di un appalto del valore di 12 milioni e mezzo di euro, il centro migranti di Sant’Anna, considerato uno dei più grandi d’Europa, capace di ospitare mille persone e quindi di creare un notevole indotto sul territorio;

sempre dall’inchiesta si apprende che lo stesso soggetto gestisce, tramite un appalto del valore di circa 4 milioni di euro condiviso con la Croce rossa italiana, il centro migranti di Lampedusa e di recente ha ottenuto mandato per la gestione di due centri Sprar;

secondo le notizie riportate dalla stampa diversi sarebbero i politici, i ministri, i sottosegretari e i prefetti con i quali Leonardo Sacco sarebbe venuto in contatto negli anni tanto da garantirgli di operare serenamente e continuare a fare incetta di appalti da Crotone a Lampedusa;

Tizian fa esplicito riferimento a una istantanea (scattata tre anni fa alla convention dei vertici calabresi del Nuovo centrodestra convocata a Cosenza) che ritrae Sacco con Angelino Alfano, all’epoca numero uno del Viminale, e l’imprenditore Antonio Poerio che ha gestito il servizio di catering del centro di prima accoglienza di Isola Capo Rizzuto finché la prefettura di Crotone non ha revocato il certificato antimafia alla sua azienda;

la stessa inchiesta giornalistica riporta che dopo lo scatto di quella foto l’associazione Misericordia di cui Sacco è governatore ha ottenuto dalla prefettura di Agrigento, con procedura negoziata e d’urgenza, la gestione del centro di prima accoglienza di Lampedusa di cui viene affidata la direzione a un parente del fratello del Ministro Alfano, Lorenzo Montana, costretto poi a rinunciare proprio per questo;

dalla ricostruzione si apprende che le polemiche intorno a questa nomina voluta dalla Misericordia di Isola, e poi fatta cadere, indussero lo stesso Sacco a chiedere intervento dell’attuale sottosegretario per i beni e le attività culturali e il turismo Dorina Bianchi, definita «molto vicina» al Ministro Alfano;

questi episodi – stando a l’Espresso – sarebbero ora sottoposti a una rilettura dell’antimafia catanzarese alla luce di un’informativa di diversi anni fa in cui il nome di Sacco e quello dell’imprenditore Antonio Poerio venivano accostati al potente clan Arena di Isola Capo Rizzuto;

l’informativa cui l’inchiesta giornalistica fa riferimento rileverebbe anche le frequentazioni di Leonardo Sacco con persone notoriamente appartenenti agli Arena e l’interesse di questi sulla «questione migranti» trapelato da intercettazioni telefoniche;

l’ipotesi investigativa sarebbe proprio quella per cui il clan di ‘ndrangheta si sarebbe inserito nel business dell’accoglienza –:

se il Governo sia a conoscenza dei fatti riportati in premessa e contenuti nell’inchiesta giornalistica;

se non ritenga opportuno intervenire per verificare e garantire la trasparenza nella gestione dei centri di accoglienza citati in premessa così come dei centri di accoglienza straordinaria e dei centri di prima accoglienza diffusi su tutto il territorio”.

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