“Hotel stazione”, demolite le carrozze dei migranti

Forze dell’ordine, volontari di alcune associazioni e tecnici di Trenitalia, insieme a personale della Prefettura, sono arrivati ieri di buon mattino per far capire a circa quaranta migranti che per loro, “magicamente” si aprivano le porte del Cara di Isola Capo Rizzuto, gestito dalla Misericordia. Quasi come se la cosa dovesse essere accolta come un trionfo. È iniziata così l’opera di umanizzazione per i migranti che si erano sistemati in alcuni vagoni dismessi nella stazione di Crotone; solo gli ultimi delle svariate centinaia che da molti mesi si alternavano in questa allucinante sistemazione.
Le condizioni disumane in cui hanno vissuto e vivono migliaia di migranti, arrivati da ogni parte del mondo a Crotone solo per il rinnovo del permesso di soggiorno per come prevede uno strampalato protocollo (viva tecnocrati, burocrati e la burocrazia), erano diventate talmente insopportabili che lo scorso 14 luglio la Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza, identificazione e trattenimento dei migranti aveva quasi implorato il Prefetto di prendere una decisione senza l’uso della forza. Quella decisione è arrivata: una ordinanza prefettizia con la quale si impone a Trenitalia lo smantellamento dei convogli inutilizzati presenti nella stazione ferroviaria di Crotone. E così Trenitalia ha incaricato la ditta Mosmode di Crotone di effettuare i lavori di demolizione che sono iniziati ieri stesso. Ancora una volta, però, il problema è stato solo spostato. Migranti ne continueranno ad arrivare a migliaia a Crotone come avviene ormai da circa un ventennio. E quando non con gli sbarchi, arriveranno “solo” per il rinnovo del permesso di soggiorno, anche se si trovano in Svezia.
È stato così quando qualcuno si lamentava del fatto che le navi abbandonate erano diventate lamiere putride nelle quali cercavano riparo, soprattutto d’inverno, i poveri migranti in attesa dei documenti. Si è pensato di risolvere il problema sgomberando quelle navi e distruggendole. Ma, come detto, gli uomini si muovono e nessuno può fermarli, soprattutto quando scappano da guerre, fame e genocidi. E i migranti hanno continuato a dormire all’addiaccio su viale Regina Margherita e nelle villette verdi sottostanti. Stessa musica. Via ai lavori di rifacimento, così i migranti se ne vanno. E infatti. Si sono solo spostati: alla stazione. Perché l’essere umano è mobile e cerca la felicità, qualunque essa sia. Ora la demolizione dei vagoni dismessi di certo non risolverà il problema, anche se è stato sacrosanto dare a questa gente una sistemazione almeno più dignitosa. Nel tempo da quei vagoni sono passate migliaia di vite umane, aggrappate ad un documento di speranza che li potesse far sentire cittadini del mondo. Il prezzo da pagare, però, non è stato poco considerate le condizioni disumane in cui erano costretti a vivere. A volte è capitato che ci fossero intere famiglie con donne e bambini, lasciati per settimane tra sporcizia e rifiuti. E co e al solito è il volontariato crotonese ad occuparsi di loro, a cercare di dar una parvenza di umanità di questo luogo, procurando loro un pasto caldo la sera, un maglione oppure una visita medica gratuita.
E le istituzioni? Le istituzioni delegano, annaspano, sperano che qualcun altro li sostituisca, e in alcuni casi abbassano anche la testa purché non venga alzato lo scontro sociale, purché a Roma non arrivino notizie di disordini. E quando i migranti protestano per le condizioni in cui vivono, per i ritardi nel rilascio dei permessi di soggiorno c’é che ad arte mette in giro le voci che lo fanno per il wi fi oppure per le lasagne. Evidentemente chi mette in giro queste voci ha il suo tornaconto e non ha mai parlato con nessun povero cristo scappato dal Kurdistan, dal Senegal oppure dal Pakistan. In fondo quello che si chiede é solo un po’ di umanità, una stretta di mano, un sorriso, un luogo dignitoso dove trascorrere i giorni in attesa del rilascio dei documenti. E a volte nessuno si rende conto che sono piccolo e comuni gesti, ma che molti rifiutano di fare, perché la paura deriva sempre da una forma di ignoranza.
Per completezza di informazione va detto che alla stazione di Crotone vivono ancora decine di migranti, ma non nei vagoni e sempre in condizioni disumane.

Sulla questione migranti Crotone è avanguardia in tutti i sensi. Mentre da altre parti gridano all’emergenza, qui l’emergenza è iniziata nel 1999 e da allora non si è mai fermata. E mentre le istituzioni spesso si girano dall’altra parte, le associazioni di volontariato (quelle serie) smorzano le tensioni sociali, affrendo ai migranti assistenza e umanitá. E in fondo chi ha sofferto riconosce in altri occhi la sofferenza, per questo Crotone non è Ungheria e non è abitata da molti “salvinidi”.

 

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