Crotone,

Legalità e corruzione, aziende e imprese disertano il convegno

“Adesso fate una cosa, spegnetela questa radio, voltatevi dall’altra parte, tanto si sa come vanno a finire queste cose. Si sa che niente può cambiare….e diciamolo una volta per tutti che noi (siciliani – dice) la mafia la vogliamo, ma non perché ci fa paura, ma perché ci dà sicurezza, perché ci identifica, perché ci piace”.

Questo è uno stralcio del discorso, nel film di Marco Tullio Giordana “I cento passi”, fatto a RadioAut dall’amico più caro di Peppino Impastato, dopo il ritrovamento del suo corpo straziato sui binari di Cinisi.

Un discorso che traccia nettamente le linee delle responsabilità di una comunità che si volta dall’altra parte, che non ne vuole sapere e che non si schiera, anzi.

E già da tempo che si abbina il termine corruzione a mafia/mafie, tanto che si sta discutendo di inserire il reato di corruzione come aggravante del 416bis (associazione a delinquere di stampo mafioso). E anche la confisca dei beni ai condannati per il reato di corruzione. Del resto la campagna di Libera, ormai datata, per una nuova legge anticorruzione si chiama proprio “Senza corruzione riparte il futuro”.

Evidentemente non sono discorsi che interessano alla classe imprenditoriale crotonese, visto che nessuno, ripeto nessuno, si è presentato questa mattina. Dove? Al “Tour della legalità Calabria 2016 – cultura e pratiche contro la corruzione”, un importante convegno organizzato dalla Camera di Commercio di Crotone e che girerà in tutti i capoluoghi della regione. C’erano il prefetto, Vincenzo De Vivo, il comandante della Capitaneria di Porto, Giuseppe Andronaco, il comandante provinciale della Guardia di Finanza, Pantaleo Cozzoli, quello dei carabinieri, Salvatore Gagliano, il capo della Squadra mobile della Questura di Crotone, Giovanni Cuciti, il presidente della Camera di Commercio, Alfio Pugliese, il segretario facente funzioni, Donatella Romeo. E poi c’erano i relatori Davide Del Monte di Transparency International Italia che ha parlato del “fenomeno della corruzione: dati, cause e conseguenza”, Mario Chiodo che ha relazionato su “normativa e casistica”, Giovanni Ferrarelli, direttore di Confcommercio Calabria centrale, che ha presentato lo “Sportello della legalità”, uno strumento fondamentale per le imprese e le aziende. Un argomento, dunque, di primario interesse, e non solo etico, ma anche pratico per tutti gli imprenditori crotonesi. Aspettiamo un po’ prima di cominciare. Intanto arriva il vicesindaco Antonella Cosentino. Aspettiamo che tra poco iniziamo. Si, ma aspettiamo cosa? “I rappresentanti delle aziende e gli imprenditori, li abbiamo invitati tutti”, dice qualcuno della Camera di Commercio. L’appuntamento era alle 10:30, è passata quasi un’ora, ma di imprenditori e rappresentanti di aziende nemmeno l’ombra. “Allora cominciamo”, c’è il Prefetto che è stato puntualissimo. Ho riguardato il registro delle presenze alla voce “Imprese/aziende”, nessuna firma, nessun nome. Ce n’erano cinque o sei di testate giornalistiche e poi il nulla. E mi viene in mente quando alcuni anni fa, mentre l’allora Prefetto di Crotone Vincenzo Panico, passava per negozi, appiccicando gli adesivi della campagna “Io denuncio”, dieci imprenditori crotonesi sfilavano davanti ai giudici della Corte d’Appello di Catanzaro dicendo che loro il pizzo non lo avevano mai pagato. Che non avevano subito nessuna estorsione.

E vale la pena ricordare le tante inchieste per corruzione, collusione e delitti contro la pubblica amministrazione che nel corso degli anni sono state condotte dalle forze dell’ordine e dalla magistratura a Crotone. Molte conclusesi con condanne altre con assoluzioni, ma comunque segno evidente che il sistema economico crotonese è malato e non può creare occupazione ed economia se non ci si libera dai corrotti e dai corruttori. A meno che tutto questo non piaccia, non faccia comodo, come dice l’amico di Peppino Impastato.

 

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