Crotone,

Epifania: la Calabria che emigra porta via, mentre la politica s’ingrassa

“Oggi l’autostazione di Cosenza è nel caos, non per il giorno di festa, ma a causa della folla umana di ragazzi che devono lasciare la propria terra e le proprie famiglie per lavorare al nord. Come i nostri nonni, siamo costretti all’esodo, per sfuggire dalla nostra tanto amata terra, come un copione che ciclicamente si rabbercia e stiracchia”.

Questo è il commento di un utente Facebook che ha pubblicato la foto dell’autostazione di Cosenza la sera dell’Epifania. Una folla immensa che aspetta il pullman che riporterà donne, uomini, famiglie intere lontano dalla Calabria, a guadagnarsi il pane altrove. Ad esportare braccia, cervelli, idee e ricchezze in altre regioni d’Italia, lasciando affetti, ricordi, i luoghi del cuore, dell’infanzia e della spensieratezza. Come Cosenza ci sono decine di città della Calabria in cui la stessa scena si è ripetuta. Come a San Giovanni in Fiore dove serpentoni di pullman (uno dei pochissimi mezzi per muoversi dalle Calabrie) aspettano il loro carico di umanità per portarlo a migliaia di chilometri di distanza. Foto e scene che sembrano tratte da giornali degli anni Cinquanta e Sessanta, ma sono del 6 gennaio 2018. Scene che chi governa questa terra dovrebbe ingoiare a pranzo e a cena e chiedersi se ha fatto il suo dovere per impedire che tutto questo accada. E accade da decenni, da quando la politica in Calabria è diventata un fatto privato tra ndrangheta, massoneria e apparati deviati dello Stato, esattamente quella cloaca di intrecci che l’allora magistrato De Magistris aveva ben individuato. E anche se non è stato in grado di dimostrare la rilevanza penale di quei fatti, resta l’evidenza politica, morale e sociale di quel grumo di schifezze che ancora oggi governa la Calabria, scambiandosi gli scranni del potere politico, accumulando capitali fino a strozzarsi di soldi come Paperon de Paperoni, ma consegnando alla storia una terra affamata e disperata nonostante le immense e infinite bellezze che gli Dei le hanno concesso.

I bus della Calabria di oggi come la Freccia del Sud di un tempo, quando a partire erano soprattutto manovalanza e braccia per l’ediliza e le fabbriche del nord. Ora esportiamo soprattutto cervelli e idee che magari farebbero molto comodo a questa regione. Ma la Calabria (e l’Italia) così come sono, non ammettono spazio per la meritocrazia, per chi sa fare, per chi ha idee e competenze; devono emergere i figli dei politici che non sanno fare una O con un bicchiere, meglio se magari camminano a braccetto con qualche grembiulino e con i pari età dei boss della ndrangheta. E attenzione, la colpa è solo in parte di questi signori, perché se i bus  sono ancora carichi di umanità che emigra e questa terra è tra le più povere d’Euorpa, chiediamoci noi calabresi cosa abbiamo fatto fino ad oggi per cambiare questa situazione, oppure se siamo stati conniventi con questo sistema. E cosa possiamo ancora fare perché la mia, la nostra terra diventi l’eldorado che meriterebbe e non lo zerbino di casa di politici senza scrupoli che hanno a cuore solo le sorti delle proprie famiglie e quelle degli amici.

La foto in evidenza è stata scattata da Emilio Arnone a San Giovanni in Fiore

 

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