Crotone,

Dalla Serie A alla Serie D in 52 giorni

Castello Carlo V Crotone

Dalla Serie A alla Serie D in 52 giorni. Alle ore 22:22 del 29 aprile del 2016 Crotone è letteralmente impazzita. La squadra di calcio con il pareggio di Modena, il rigore trasformato da Palladino e le parate di Cordaz, per la prima volta ha raggiunto un traguardo inimmaginabile: la promozione in Serie A. La massima divisione del calcio italiano, uno dei campionati più belli e più importanti del mondo: “Il Crotone il prossimo anno giocherà il calcio delle grandi”. Delirio allo stato puro, gente per strada che per giorni abbracciava chiunque passasse a meno di un metro dal proprio corpo, senza conoscersi, senza mai essersi visti prima. Una passione collettiva che, forse per la prima volta negli ultimi trenta anni, ha fatto sentire il popolo crotonese uno, unico e accomunato in tutto. Per giorni, e forse per settimane, Crotone sembrava tornata a sorridere e ad essere una città Magno greca, composta da un’unica comunità attenta al bene di tutti e della collettività. Ma poi è arrivata la fine di maggio e l’inizio di giugno e con essi la campagna elettorale per le elezioni Amministrative. Pur vivendola da lontano si è avuta subito e netta l’impressione di una faida, una battaglia feroce senza esclusione di colpi. Tutto d’un tratto il delirio è stato cancellato, il sorriso scomparso, l’acredine venduta a quintali, il livore a tonnellate. Tutti contro tutti, con parole violente in una sorta di competizione a “vediamo chi è peggio di te e meglio di me”. Una campagna elettorale brutta, lontana dalla politica vera, distante anni luce dal cercare di esporre i propri programmi per il futuro di una comunità. Talmente lontana dalle persone da indurle a restare a loro volta lontano dalle urne. Una campagna elettorale nella quale si è cercato prima di tutto di distruggere l’avversario anziché far vedere cosa può fare la mia coalizione per il bene della città e dei cittadini. E come se non bastasse altri quindici giorni di insulti e vituperi reciproci in vista del ballottaggio. Il 19 giugno per fortuna tutto è finito. Almeno sembrava. Invece i toni violenti e le scorie al veleno di una campagna elettorale pessima sono rimasti intatti, soprattutto nelle menti di chi cerca un posticino al sole ed è disposto a rinnegare anche sua madre (figuriamoci il proprio passato politico, ammesso che ne abbia uno) pur di ottenerlo. E poco importa se in passato sono stati candidati dalla parte opposta oppure se addirittura hanno governato con quelli che ora sono i loro avversari. Poi i franchi tiratori, chi ha fatto finta di votare Barbieri e ha votato Pugliese, ma questo è un altro discorso. Ha vinto Ugo Pugliese, ha vinto la sua coalizione e ora governerà per cinque anni, ma le tossine di questa campagna elettorale sono ancora in circolo. Il sorriso non è tornato nonostante la Serie A tra poco taglierà il nastro di partenza. Ecco la Serie A appunto, quella conquistata sul campo dalla splendida truppa guidata da Ivan Juric e dalla società rossoblu. Quella sì che sarà la vera Serie A. Solo quando si tornerà ad essere un popolo di veri cittadini, un insieme che lavora per il bene della collettività, per costruire una città migliore per chi verrà dopo, si potrà parlare di cittadini di Serie A. Siamo troppo impegnati a distruggere e demolire quello che gli altri costruiscono piuttosto che contribuire anche noi alla costruzione di una città migliore. Del resto è più facile demolire che creare e costruire. Bene, fino a quando non torneremo ad essere un solo popolo resteremo dei dilettanti, incapaci di regalare una città più bella e più vivibile ai nostri figli e ai nostri nipoti.

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