Crotone,

Crotone, il Pino in piazza Pitagora metafora di un inesorabile declino che bisogna fermare

Piazza Pitagora prima e dopo la caduta del Pino

L’albero di Pino è crollato, non ha retto alla pioggia, alle potature selvagge perpetrate in lunghi anni e forse si era stancato anche di questa città e di questi abitanti. Il segno di un inesorabile declino politico, sociale, culturale che ormai si è impossessato delle poche menti rimaste ancora attive in questa città. Il Pino ha ceduto e con lui la bellezza di una città che negli anni Ottanta faceva strabuzzare gli occhi a tutti perché era avanti nel tempo, nelle mode. Crotone era avanguardia culturale e sociale di tutta la Calabria e di buona parte del Sud Italia. Cosa è successo, dove andremo?

Domande che potrebbero avere migliaia di risposte, a cominciare dall’inesorabile migrazione delle menti più belle, genuine e vivaci della città e della provincia, ovvero gli studenti che a 18 anni partono per l’Università. Molti, moltissimi di loro non torneranno più se non in vacanza. E quando in una città manca una intera fascia di età fatta dalle menti più fresche, è come se in un albero la linfa si indebolisse fino a farlo morire. Ma il Pino di piazza Pitagora non era morto, le sue radici non hanno retto al contrappeso dei grandi rami cresciuti male perché potati male. Ecco questa città sta esaurendo la linfa vitale (ne resta pochissima), mentre le cattive politiche e la gestione scellerata della cosa pubblica nel corso degli ultimi 30 anni, rappresentano i grossi rami potati male che se non vengono immediatamente sostenuti provocano la caduta. L’inclinazione è già molto pericolosa.

Allora cosa fare per evitare che il Pino sia la metafora della città? Intanto bisognerebbe prendere coscienza che inchinarsi a comando al volere del rais politico di turno non frutta niente per la comunità. Occorre una nuova politica che sia un vero e proprio sanatorio culturale per questa città Una politica che immagini il futuro di chi abiterà questi luoghi tra venti, trenta anni. Una visione di sviluppo che possa far tornare non solo i giovani a Crotone, ma il sorriso ai crotonesi. Com’è triste girare per le vie della città e non vedere gente che sorride. Intanto sognare un modo sostenibile per ridurre le distanze tra il Crotonese e il resto d’Italia.
La creazione di una Università con tre, quattro facoltà se non uniche quasi nel panorama italiano, farebbe non solo restare i giovani crotonesi, ma ne attirerebbe molti da altri luoghi. Si creerebbe quella vivacità culturale che potrebbe regalare a questo territorio una visione nuova, un modo di concepire la vita diversamente da quella grama che molti conducono oggi, perché costretti oppure perché inetti e ignavi. Occorre una rivoluzione culturale che restituisca a questa città una classe dirigente capace di sognare e non di segnare le caselle con una X ogni volta che viene sistemato un parente. Occorre che i più bravi, i migliori, vengano messi al posto giusto, non gli amici o i parenti che non sanno disegnare una O con un bicchiere. Così non si va da nessuna parte e siamo destinati a impoverirci ancora di più. Occorre, soprattutto, che molti, moltissimi si sporchino le mani se hanno a cuore questa terra. Il tempo di girarsi dall’altra parte o di farsi i fatti propri è finito, perché lo sviluppo di questa terra, di questa città, di questo lembo di mondo è qualcosa che appartiene a tutti noi, nessuno escluso.

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