Crotone,

Il 27 alla Camera di Commercio si discute di “Quale economia per il rilancio del Sud”

Si svolgerà giovedì 27 dicembre alle ore 16.30, presso la sede della Camera di Commercio di Crotone in via Antonio de Curtis 2, il convegno “Quale economia per il rilancio del Sud – lavoro – jobs-act – decreto dignità – reddito di cittadinanza – investimenti – fondi europei e quota 34%” organizzato dalla Associazione dei Meridionalisti Democratici e della Camera di Commercio di Crotone. Dopo i saluti istituzionali del presidente della Camera di Commercio Alfio Pugliese e del vice presidente Albo Luigi seguiranno l’introduzione di Tony Quattrone, membro del direttivo dell’Associazione AMD e la presentazione dei lavori della meridionalista Rosella Cerra.

I relatori saranno il prof. Pasquale Tridico, docente di Economia politica ed Economia del lavoro Università Roma 3, già indicato come Ministro del Lavoro da Luigi Di Maio e consulente economico presso lo stesso Ministero con l’interventoIl reddito di cittadinanza: strumento di sviluppo, inclusione ed emancipazione”. Seguirà Antonio Pileggi, Ordinario di Diritto del lavoro alla facoltà di Economia dell’Università Tor Vergata con la relazione “Dal jobs-act al Decreto Dignità”. In seguito interverrà Francesco Aiello – Economista indipendente e ordinario di Politica Economica presso l’Unical e fondatore di OpenCalabria con la relazione “Opportunità della ZES di Gioia Tauro”. Infine interverrà Vittorio Daniele, Ordinario di Politica Economica presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro con la relazione “Quali politiche per il Sud?”

Seguirà il dibattito con il pubblico mentre le conclusioni saranno affidate alla senatrice crotonese Margherita Corradodella Commissione Istruzione e Beni Culturali.

L’incontro sarà moderato dal giornalista Salvatore Audia.

Da sempre, sulla questione del (mancato) sviluppo del meridione si sono delineate e fronteggiate – spesso anche tra gli stessi abitanti delle regioni del Sud – due correnti di pensiero,

Una nel suo grido di dolore sostiene che al Sud non arrivino sufficienti risorse e investimenti per creare occupazione e sviluppo.

L’altra afferma che al Sud gli investimenti arrivino – ed anche in eccesso –  ma spesso finiscano nei rivoli della corruzione e del malaffare; e comunque non si riesca a spenderli efficientemente per incapacità delle amministrazioni da un lato e scarsa attitudine all’impresa dall’altro.

Certamente, comunque la si pensi, entrambe le tesi hanno da sempre trovato ragioni e supporto teorico nella storia e nella cronaca; e troppo spesso, purtroppo, nella cronaca nera.

Che il Sud sia stato privato sistematicamente di risorse da parte dello stato unitario, sta tuttavia emergendo sempre con più chiarezza dai libri scritti in argomento, dalle tante inchieste giornalistiche e dagli studi dello Svimez.

Ma di contro è altrettanto innegabile che i fondi europei nelle regioni del Sud finora siano stati spesi in maniera parziale e comunque senza ottenere i risultati attesi.

Dunque non è (solo) una questione di mancanza di fondi e di investimenti se al Sud non si crea occupazione; forse la causa è da ricercare in una carente politica del lavoro e dell’occupazione.

Che è inadeguata anche in altre regioni (chi può affermare che i Centri per l’Impiego siano un modello di efficienza?); ma probabilmente come per altri fenomeni negativi, il Sud è diventata l’enorme lente di ingrandimento dell’Italia, che espande tutto il male che gli passa sotto…

Da dati Svimez risulta incontestabile che la lieve ripresa dell’occupazione nel Mezzogiorno degli ultimi due anni, non ha potuto compensare il drastico calo di 310 mila unità lavorative dal 2008, essendo passata dal 46% al 44% del 2017. Per i giovani si è addirittura passati dal 35,8% al 28,5%, registrando di contro un progressivo abbandono del proprio territorio, in special modo da parte di giovani laureati, per un totale di circa 200mila unità nel periodo 2002-2015.

Un esodo quasi biblico dal Sud, che impoverisce ulteriormente un territorio già arido e depredato, privandolo di risorse ad elevato potenziale ed abbassando il tasso di scolarizzazione medio. Ed in un mercato enormemente sbilanciato dal lato dell’offerta, si alimenta così una spirale di bassa retribuzione, sfruttamento e ulteriore sottosviluppo, con un aumento di “lavoratori poveri” dovuto a lavoro in nero, part-time fittizio ed elevatissima sostituibilità (quando non addirittura ricattabilità) del singolo lavoratore.

Con un palco di qualificatissimi relatori, cercheremo di fare il punto su questi aspetti e sulle auspicabili novità portate dagli ultimi provvedimenti di legge in materia, e da quelli ancora in itinere.

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