Crotone,
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Lettera al direttore: “Mons. Panzetta, finalmente per la Chiesa crotonese una guida degna di Papa Francesco”

Mons. Angelo Panzetta

Riceviamo e pubblichiamo:

“Caro direttore, durante i mesi di forzata chiusura domestica ho avuto modo di seguire le omelie mattutine di Mons. Angelo Panzetta, da poco tempo arcivescovo della nostra diocesi, e qualche giorno fa ho ascoltato la tua intervista al presule, pubblicata su questo sito.

Finalmente la Chiesa crotonese e tutta la comunità territoriale ritrovano una guida spirituale, pastorale e morale quale non si aveva dai tempi di Mons. Agostino.

È un uomo che “parla”, comunica, trasmette, guida, appunto.

È una svolta rispetto agli ultimi anni.

Finalmente non più la Chiesa dell’ideologia estremista del “family day”, non più la Chiesa degli istituti scolastici, ma una Chiesa “parlante”, attenta al suo gregge, che spalanca le porte per abbracciare il mondo.

Abbiamo avuto lunghe stagioni in cui i vertici della CEI (ma non tanta parte del clero e delle associazioni cattoliche) hanno fatto politica più che azione di conversione e annuncio, respingimento più che accoglienza, divisione più che unità. Ricordi? Gli anni dei “valori non negoziabili” (come se lo Stato dovesse ricevere il nullaosta delle confessioni religiose in merito alle scelte da operare e a quali diritti tutelare e promuovere), gli anni del cosiddetto “relativismo”, del “pensiero unico” (detto da chi – e mi riferisco sempre a quella parte dogmatica e integralista – aveva la pretesa di inserirsi in ogni ambito della vita privata e pubblica per dirci come sposarci, come e con chi avere relazioni d’amore, come, dove e quando morire, cosa e come insegnare, da chi approfittava della debolezza e della subalternità della politica per imporre la propria dottrina arcigna e settaria e bloccare ogni mutamento che fosse ritenuto contrario a quella dottrina: la fede ridotta ad argine verso il mondo. Altro che pensiero unico dominante!).

Erano gli anni delle “cene eleganti”, dei superattici romani, delle disinvolte operazioni finanziarie. Tante bocche ciarliere, pronte in quel tempo a dare ostracismi di ogni tipo, soprattutto politici, sempre leste ad agitare bandiere identitarie, ma tiepide di fronte a una regressione senza precedenti dell’etica della classe dirigente, alla insensibilità ostentata di quella stessa classe dirigente verso la legalità e il prestigio delle istituzioni, hanno taciuto in anni più recenti, quando centinaia di migranti, tra cui donne, bambini (famiglie, già…), malati, disperati in fuga dalla fame, dalla miseria, dalle guerre, sono stati tenuti in mare aperto, presi in ostaggio, strumento di bieche finalità politiche, utilizzati per alimentare odio, xenofobia, razzismo. La salvezza, la vita di quegli esseri umani non rientravano fra i valori non negoziabili?

Difficile digerire la svolta di Papa Francesco, difficile accettare che la Chiesa stia cercando di ritornare a essere ecumenica, aperta, dialogante, non rinchiusa in una trincea circondata da filo spinato, non incline a difendere privilegi, a essere casta, a diventare parte politica, ma Chiesa di Cristo, Chiesa che annuncia il Vangelo a tutti, che sta vicino ai poveri, ai diseredati del mondo, agli indifesi, ai deboli. Ma cos’altro dovrebbe fare la Chiesa?

Infatti le vere menti di quella fazione dottrinaria, spesso povera di misericordia, reali fonti teoriche del pensiero conservatore e a volte apertamente reazionario che ispirava in quegli anni quel potere politico, ancora non rassegnate a non interferire in vicende del tutto estranee alla vocazione professata, hanno dato prontamente la loro “benedizione” a un politico che fa sconcia esibizione di rosari e madonne in pubblici comizi, che invoca “il cuore immacolato di Maria” a sostegno delle sua propaganda, senza che ciò desti scandalo nei “filosofi” del relativismo etico, dei valori non negoziabili.

Ma oggi, per fortuna, abbiamo Papa Francesco, un uomo che coniuga il rigore religioso con la vocazione a portare Cristo nelle strade del mondo, là dove si incontra il bisogno, la solitudine, la povertà estrema, secondo gli insegnamenti del Concilio Vaticano II, che tanti ancora non riescono ad accettare o che apertamente contraddicono.  Compito della Chiesa non è vincere le elezioni, la sua missione è profetica, è portare in ogni coscienza, in ogni angolo della terra, l’annuncio del Vangelo, il messaggio di speranza e salvezza.

Sono convinto che Mons. Panzetta, per quello che è il suo compito nella cura della diocesi che gli è stata affidata, per come egli stesso ne parla, per la testimonianza che da subito ha cominciato a dare, per le scelte che ha iniziato a operare, sarà un punto di riferimento importante e autorevole in una comunità che ha bisogno di ritrovarsi, di credere, di sentirsi unita, perché solo se unita riuscirà a darsi degli obiettivi, a raggiungere traguardi, a uscire da una lunga notte per ritrovare l’alba.

La città, la provincia, i giovani, i disoccupati, quanti soffrono e non intravedono un futuro per se stessi e per le proprie famiglie, hanno bisogno di avere fiducia, di vedere luci accese, non fari spenti. L’augurio che si può dare a Mons. Panzetta è che la sua Chiesa finalmente ritorni ad essere Chiesa di popolo.

Buon lavoro, Monsignore, con tanta speranza nel cuore”.

Un fedele