Cosenza,

La vita all’Unical degli anni ’80-’90 rivive in un gruppo Facebook

Un pranzo sul terrazzo delle Maisonnettes

Foto, aneddoti, feste, studi, impegno e spensieratezza all’Unical

 

L’Unical ai tempi della socializzazione, quella vera. C’è un gruppo Facebook, “Quelli dei Martennson e delle Maisonettes all’Unical – 1985/1995” che sta facendo rivivere gli anni ‘80 e ’90 all’Università della Calabria.

Foto, aneddoti, ricordi e tanta voglia di ripercorrere quegli indimenticabili anni.

I giochi, gli studi, l’impegno politico, le lezioni, i docenti, le interminabili feste, i personaggi di quel periodo, tutto racchiuso nelle menti di chi quel tempo lo ha vissuto in prima persona. Ora, grazie alla pagina Facebook, quei pezzi di vita diventano parte di un ricordo collettivo che rimanda la mente a giorni di impegno e spensieratezza. Giorni di vita nei quali la vita ce la si costruiva insieme. Giorni in cui andare a mensa, al Centro residenziale piuttosto che ai Martennson, non era un semplice gesto fisico di nutrizione del corpo, quanto cibo per la mente che sprigionava enzimi del benessere.

Una vita vissuta in “condominio” con tutti gli amici più cari, i compagni di battaglia e quelli di appartamento, i colleghi di lezione e quelli di gioco. Le partite a calcetto, i tornei al Cus, le “Olimpiadi” dei Martennson e del Nervoso, vere e proprie competizioni di “scialamento”.

Tutto quel tempo sta rivivendo in questi giorni, nei ricordi di quanti hanno attraversato le vite degli altri all’Unical. Le foto sono come un viaggio a ritroso nel tempo che ti proiettano in una dimensione tutta tua. Il cane dei cani, Nazca, enorme mamma nera che seguiva Donatello prima e Maria poi anche a lezione, e ci partecipava pure, attenta, silenziosa e un po’ assonnata.

Le foto delle feste alla mensa oppure negli appartamenti.

Le feste di carnevale, ogni giorno una diversa.

I pranzi della domenica sui terrazzi delle Maisonnettes con due o più appartamenti coinvolti. Il tabaccaio gentile, Romildo, che parlava poco e sorrideva molto, andato via qualche settimana fa.

Era l’Unical del Polifunzionale, del No al Ponte, ma a quello del cosiddetto “Asse attrezzato” che avrebbe, come poi è avvenuto, ammazzato la socializzazione tra gli studenti.

Erano gli anni del centralino dove “John the dog” (Giuvann u cani), attaccava alla bacheca i messaggi telefonici che arrivavano da casa. Ne ricordo ancora uno dei miei: “Ricordati che hai una famiglia”. Si faceva fatica a tornare a casa per quanto si stava bene. Non c’erano gli smartphone, ma le serate con birra e vino in giro per appartamenti a chiacchierare sulle stelle e sui massimi sistemi, ma con leggerezza, tanta leggerezza, quella che ad una certa età scompare nostro malgrado, ma può tornare se sai tenerla dentro.

Insomma, anni indimenticabili che ora rivivono nel gruppo Facebook “Quelli dei Martennson e delle Maisonettes all’Unical – 1985/1995”. Un gruppo al quale contribuire significa ingoiare qualche goccia di pozione magica della felicità. Rivivere certe esperienze, anche solo in questo modo, è un esercizio che fa bene al cuore e al cervello. Non basterebbe una enciclopedia per raccontare cosa hanno significato quegli anni di Università per migliaia di ragazze e ragazzi ora donne e uomini che, tutti con storie partite uguali e diventate diverse, vivono sparsi per il mondo, con un punto di incontro che non è fisico, ma un luogo dell’anima.

Ah, dimenticavo, ci siamo laureati tutti…o quasi, ma che importa.

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