Crotone,

Il libro “Al posto sbagliato” nelle scuole della presila catanzarese

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Riceviamo e pubblichiamo

Prima Petronà e, subito dopo, Sersale. Lo scrittore Bruno Palermo ha attraversato la presila catanzarese per incontrare, oggi lunedì 24 ottobre 2015, gli studenti dell’Istituto comprensivo “Corrado Alvaro” di Petronà e anche quelli del liceo scientifico di Sersale.

L’ha fatto per presentare un libro che non sta passando inosservato: “Al posto sbagliato”, storie di vittime innocenti di mafia.

Due incontri nello stesso giorno e poco spazio all’improvvisazione: Petronà e Sersale hanno aderito alla campagna nazionale di lettura ad alta voce nelle scuole “Libriamoci”. Petronà e gli istituti superiori di Sersale hanno la stessa dirigente che è Rosetta Falbo, anche referente del progetto di lettura Gutenberg Calabria.

Libriamoci ha chiesto quest’anno alle scuole di parlare anche di legalità e nelle due comunità scolastiche non si era impreparati.

L’orologio ha appena scavalcato le ore 9,00, scuola secondaria di primo grado di Petronà, Bruno Palermo arriva puntualissimo e non parla per dire qualcosa, ma parla perché ha qualcosa da dire sulle mafie.

Ha detto: “Il titolo del mio libro è provocatorio. Non esiste un posto sbagliato per un bambino che gioca a pallone, che si trova in una piazza, in macchina con i genitori o dinanzi il portone di casa. Le mafie non hanno nessuna onorabilità perché far del male ai bambini è la cosa più disumana che c’è. Al posto sbagliato ci stanno i mafiosi che sottraggono il futuro ai bambini.”

Ad ascoltare il direttore di www.crotonenews.com, anche giornalista Sky, ci sono stati discenti di Petronà, ma anche di Cerva e Andali.

Alla manifestazione ha preso parte la referente progetto lettura della scuola di Petronà, Teresa Talarico, e il parroco Don Giorgio Rigoni.

Due ore dopo: altra scuola, altro scenario, stesse emozioni. A iosa.

Auditorium della porta del parco di Sersale: Bruno Palermo dialoga con gli alunni del liceo scientifico di Sersale.

Quando si parla dell’importanza della lettura, la preside Rosetta Falbo lancia un importante messaggio: “La cultura fa paura alla criminalità organizzata che mette radici nell’ignoranza. La cultura è strumento di emancipazione, chi ha cultura non delinque. Crediamo nei progetti di lettura e in una cultura nomade e mai stanziale. Se la cultura non è azione, è solo erudizione”.

C’era anche il sindaco di Sersale Salvatore Torchia che, nell’annunciare che una struttura sportiva di Sersale verrà dedicata alla vittima di mafia Dodo’ Gabriele, ha rammentato ai ragazzi che “la legalità non si strombazza, ma la si pratica nel quotidiano”.

L’incontro è stato moderato dalla professoressa del liceo scientifico di Sersale, Eleonora Pitari. L’educatrice ha indicato nella massima di Umberto Eco la stella polare da seguire quando si parla di lettura: “Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è un’immortalità all’indietro”.

I ragazzi non hanno fatto da passivi spettatori, ma hanno espresso opinioni, hanno fatto tante domande e non prima di aver letto il libro. Bruno Palermo non è stato mai banale nelle risposte: “Sono qui a smitizzare una storia, la storia che le mafie hanno valori. Non è vero. “Al posto sbagliato” è la storia di 108 giovani vittime di mafie. Tanti bambini sono stati uccisi in modo assurdo, sono queste barbarie, vite spezzate sul più bello altro che onore. La Calabria ha tante cose belle, ma deve dire no alla criminalità organizzata. Non è un caso: è la Regione piu’ povera d’Europa. La mafia si vince con la legalità e con la cultura. Iniziamo a riconoscere ciò che di mafioso c’è in ognuno di noi e c’è intorno a noi. C’è la mafia e la mafiosità, la seconda interessa tutti e tutti dobbiamo allontanarla. Le mafie si nutrono di bruttezze e hanno paura delle bellezze. Il nostro compito è quello di coatruire una società di donne e uomini incorruttibili. L’indignazione da sola non basta, servono i fatti. Le mafie sono parassiti e i parassiti non devono avere spazio. Auguro a tutti di avere coraggio: niente rassegnazione”.

Non era solo Bruno Palermo agli incontri sulla legalità di Petronà e Sersale, con lui, sempre da Crotone, c’era Giovanni Gabriele, il papa di Dodò Gabriele, una delle 108 vittime innocenti di mafia di cui parla Bruno Palermo nel suo libro, che è nella sestina dei finalisti per il prestigioso premio “Pier Santi Mattarella”.

Giovanni ha esortato i ragazzi “a fare la propria parte, a capire dove sta il bene e il male, a sperare in un futuro migliore anche quando tutto va male e sembra non ci sia luce in fondo al tunnel”.

Il papa di Dodo’ ha ricostruito quanto accaduto il 25 giugno 2009, attimo per attimo, lacrima dopo lacrima, per poi asserire: “Mai più un omicidio come quello di mio figlio Dodò.”

Libriamoci chiama, Petronà e Sersale rispondono per dire che la criminalità è una malattia e la cultura è la miglior medicina.

Enzo Bubbo

Professore e giornalista 

 

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