Cosenza,

Il Cosenza cede Perez e lui torna allo stadio dopo un anno: protestava contro il saluto fascista del calciatore

Sergio Crocco al centro della foto

“Ci sono cose che per me sono più importanti anche di cento gol che potrebbe fare Perez. Se arriva davvero questo giocatore non metterò piede al Marulla fino a quando il Cosenza lo avrà in rosa. L’antifascismo per me è un dovere più importante del Cosenza Calcio, che è la mia vita”.

Ora il Cosenza ha ceduto Perez in prestito al Piacenza e così Sergio CroccoCanaletta” è tornato allo stadio. Ieri, dopo oltre un anno, nella gara che il Cosenza ha vinto per 2-0 contro il Cittadella, Sergio ha varcato ancora i cancelli di “casa sua”, il San Vito-Marulla, con gli occhi della meraviglia di un bambino davanti ad un cesto di cioccolatini.

Se questa fosse una storia di 70 anni fa qualcuno avrebbe già pensato a farci un film. Già, perché in quest’epoca di confusione politica totale, ci sono altri modi di fare Resistenza.
Sergio Crocco a Cosenza lo conoscono anche le pietre, lo salutano anche gli alberi. Una vita tutt’altro che rose e fiori dalla quale “Canaletta” è riuscito a tirare fuori le essenze migliori. Lui, nato e cresciuto al fianco degli ultimi, ha sempre cercato un motivo perché invece gli ultimi avessero voce e potessero “vivere” invece di “sopravvivere”. Ed è così che è diventato autore di teatro, che ha scritto commedie in dialetto cosentino da far sbellicare dalla risate. E, insieme ad una “banda” di amici per la vita, le ha portate in giro per la Calabria e l’Italia. Grazie a quei fondi è riuscito, sempre con gli altri che intanto si sono formati in associazione “La Terra di Piero” (dedicata a Piero Romeo, altro ragazzo della Curva andato via troppo presto, amico di tantissimi cosentini), a costruire a Cosenza il primo parco giochi per bambini disabili, senza un centesimo di soldi pubblici. Anzi ad aiutare “La Terra di Piero” sono arrivate anche le donazioni in panchine e giocattoli di altre tifoserie italiane. E poi i progetti in Africa, sempre dalla parte degli ultimi.

Era il 16 gennaio 2018 quando Sergio decise di non mettere più piede al San Vito-Marulla finché nella rosa del Cosenza ci fosse stato Leonardo Perez, passato alle cronache italiane non tanto per i suoi pochi gol ad Ascoli, quanto per quelle esultanze col braccio teso a mimare il saluto fascista. Lui si è sempre difeso, ma in pochi ci hanno creduto. Lo ha fatto contro il Pisa, il Livorno, ha fatto arrabbiare l’Anpi e le altre associazioni. La coerenza prima di tutto per Canaletta, fatta di antifascismo e valori da portare avanti. Intanto il Cosenza ha vinto un campionato di Serie C ed è tornato in B, ma Sergio non c’era allo stadio, a “casa sua”, per festeggiare.

Si è perso tutto questo, quanto ha sofferto.

«Non riesco a quantificare, ma certamente una sofferenza indicibile, ma consapevole perché, – dice Sergio – corroborata dalla convinzione di fare la cosa giusta, almeno in riferimento alla mia coscienza».

Si è perso il ritorno dei lupi in B. Ma ne è valsa la pena?

«Diciamo che non l’ho vissuta da protagonista, ma da spettatore televisivo, una specie di auto-diffidato. Si, ne è valsa la pena. E lo rifarei, perché per me ci sono dei valori come l’antifascismo e l’antirazzismo che ritengo più importanti anche del mio Cosenza Calcio».

Coerenza ormai è una parola che per molti non ha più significato, per lei?
«Io abbino la parola coerenza sempre alla parola memoria. Sono due virtù che faccio viaggiare assieme. La coerenza per me è sempre rispettare la memoria storica, in questo caso i tanti cimeli che ho visto in due viaggi ad Aushwitz, simbolo di una tragedia provocata da chi quelle braccia tese le ostentava con lucida follia».

Come è stato accolto in Tribuna B?

«Come sempre con grande affetto, ma anche con un po’ di diffidenza. Se avessimo perso la partita mi avrebbero buttato giù nel fossato. Per fortuna il Cosenza ha giocato la più bella partita degli ultimi dieci anni. E allora mi prendo anche io un po’ di merito, tiè!»

È stato come rivivere una piccola liberazione?

«Diciamo che è stato l’approdo di un percorso iniziato con sofferenza un anno fa. Ovvio che penso di non aver risolto nessun problema del mondo, ma ho semplicemente dato al mio essere persona umana un piccolo valore in più».

Quali sono i progetti futuri della Terra di Piero?

«In questo momento sostanzialmente due. Il ripristino del lebbrosario di Schamaela nella Repubblica Unita di Tanzania, un posto ai confini del mondo, che ad aprile cercheremo di rendere almeno umano, dando un segno di dignità ai locali dove sono ospitati 61 lebbrosi tra cui 5 bambini. Invece a Cosenza la costruzione di 3 parchi giochi dedicati esclusivamente alla terza età. Si chiamano “parchi per nonni” e li installeremo uno in centro città e due nell’immediato hinterland. Saranno i primi in Italia».

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