Crotone,

Crotone, i genitori di Dodò Gabriele tornano nella scuola del figlio e raccontano la sua storia ai bambini

Giovanni Gabriele con gli alunni di Pizzuta

“Sogni perduti, futuro interrotto, sei ancora con noi incorruttibile incanto di speranza. E noi tutti custodiremo il tuo ricordo gelosamente nei nostri cuori”.

È questa una delle infiniti frasi sparse lungo i corridoi del Terzo circolo plesso Pizzuta, la scuola frequentata da Domenico Dodò Gabriele, il bimbo di meno di undici anni ferito la sera del 25 giugno 2009 mentre giocava su un campo di calcetto e morto il 20 settembre dello stesso anno senza aver mai ripreso conoscenza. Oggi, ancora una volta, Francesca Anastasio e Giovanni Gabriele sono tornati in quella scuola, tra i banchi che il loro figlioletto ha frequentato per gli anni delle elementari. Hanno incontrato i ragazzi, gli studenti che ora hanno l’età di Dodò. A loro hanno raccontato Dodò, la sua gioia di vivere, il loro infinito dolore e la voglia di vivere del proprio figlio , raccontando di quanto male le mafie facciano. Ad ascoltarli, oltre ai piccoli alunni del plesso Pizzuta, c’erano tutte le insegnanti di Dodò, che si sono aggrappate alle parole di Francesca e Giovanni trattenendo le lacrime a stento.

È stata un’altra esperienza straordinaria, come quelle che i genitori di Dodò vivono ogni volta (tantissime volte) nelle quali vengono invitati nelle scuole di tutta Italia. Quella di stamattina, però, ha avuto un sapore particolare, un’atmosfera diversa. Parlare ai tanti bambini per spiegare loro che Dodò poteva essere qualunque bambino, perché quando le mafie sparano non guardano in faccia nessuno. Oggi la storia di Dodò è tornata da dove è partita, tra quei banchi di scuola che il piccolino amava frequentare, perché amava lo studio, amava i suoi compagni, amava i genitori, amava la vita. Quella vita che gli è stata sottratta a colpi di fucile, mentre inseguiva un pallone. Questo fa la ‘ndrangheta, questo fanne le mafie, ammazzano, distruggono il futuro e le vite delle persone perbene, mentre arricchiscono sé stessi e le persone che si mettono a loro disposizione. Dodò è tornato a Pizzuta, non per un giorno, ma per sempre. Dodò è diventato un simbolo di purezza contro la malvagità della ‘ndrangheta, a Pizzuta come nel resto dell’Italia.

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