Crotone,

Capocolonna: danneggiato il mosaico dei delfini di Paolo Orsi, indaga la Procura

La Procura della Repubblica di Crotone ha un fascicolo aperto sul danneggiamento del mosaico dell’edificio termale di Capocolonna, il famoso “mosaico dei delfini” scoperto nel 1910 dall’archeologo Paolo Orsi.

L’ipotesi di reato su cui sta lavorando la Procura di Crotone è la distruzione di alcuni reperti archeologici tra i quali una parte del mosaico dei delfini. Il danno sarebbe stato provocato nel corso di alcuni lavori di restauro dei mosaici pavimentali. Sarebbero stati rimossi pezzi di cocciopesto romano scambiato per cemento. Secondo uno studio dell’archeologo Alfredo Ruga, infatti, quelle sale del mosaico dei delfini viene defunzionalizzato da vasche con pavimenti mosaicati a vasche per nuotare (natationes). Nel corso dei lavori di restauro sarebbero intervenuti anche alcuni uomini della Guardia di Finanza e Carabinieri del Comando provinciale di Crotone. Quest’ultimi avrebbero proceduto anche al sequestro di materiale (reperti archeologici) che sarebbe stato rimosso impropriamente e occultato in un’altra stanza delle terme. Si sono attivati anche gli uomini del Nucleo tutela del patrimonio di Cosenza che hanno denunciato la distruzione dei pavimenti e il danneggiamento di intonaci.

Insomma una vicenda che appare alquanto intricata, ma che avrebbe già provocato notevoli danni al patrimonio del “Parco archeologico di Capocolonna” (mai realmente esistito, visto che la maggior parte dei reperti giacciono muto sotto terra). Una vicenda sulla quale vige un inquietante silenzio da parte di associazioni e istituzioni, come se il mosaico (di enorme valore storico e archeologico) fosse il classico “figlio di un dio minore”. Appare davvero strano agli occhi del semplice cittadino come si possa tacere su una vicenda così grave, mentre si urla e ci si strappa le vesti per altro. Le emergenze archeologiche a Crotone sono tante, diffuse e meriterebbero tutte la stessa attenzione. Del resto questa è la città nella quale per costruire una chiesa è stato demolito parte del Tempio di Hera e decine di palazzi sono stati costruiti su necropoli e reperti archeologici di immenso valore che non potranno mai più essere riportati alla luce. E poi c’è la continua presa in giro dell’Antica Kroton, con la terza o quarta posa della sempre valida “prima pietra” dei lavori. Qualcuno, non ricordo se un bravo Cetto Laqualunque crotonese, ha detto: “Meno male che c’è lo stadio Ezio Scida a proteggere i reperti archeologici, altrimenti ci avrebbero costruito palazzi di dieci piani sopra e addio reperti”, come avvenuto in tante altre parti della città dove costruttori senza scrupoli e imprese edili complici hanno tombato per sempre quello che greci e romani avevano lasciato come eredità ai crotonesi.

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