Crotone,

Antica Kroton, Senatrice Corrado: “Spreco da 60 milioni per distruggere i resti”

Margherita Corrado

Uno sfogo amarissimo contro chi piange lacrime di coccodrillo, ma soprattutto perché a detta della Senatrice Margherita Corrado, archeologa e membro della Commissione beni culturali del Senato, che affida alla sua pagina ufficiale di Facebook una reprimenda, quello che sta avvenendo con il progetto Antica Kroton è solo “uno spreco di 60 milioni di euro milioni per distruggerne i resti”.

Abbiamo raccolto le parole della Senatrice Corrado pubblicate di seguito.

«Non permetto a nessuno di associare il mio nome a qualsivoglia rimostranza fuori tempo massimo che abbia a che fare con la realizzazione del progetto “Antica Kroton”. Non lo permetto a nessuno, ripeto, perché nessuno, ribadisco nessuno, e torno a dire per la terza volta nessuno, ha creduto opportuno affiancarmi nel tentativo, che durava dal 2010 e si è concluso ad aprile di quest’anno con la presa d’atto di una sconfitta (!), di contrastare non solo lo spreco di decine di milioni di euro – 61,7 per la precisione, che a Crotone sono come 61 milioni di milioni – ma anche la distruzione immotivata e cosciente dei nostri beni culturali.

Ho spiegato l’errore d’impostazione che rende inutile e insieme devastante questo progetto a chiunque volesse ascoltarmi e anche a chi non ne aveva intenzione. Non c’è cittadino, non c’è medium al quale non abbia scritto/parlato, non c’è autorità locale e nazionale con cui non mi sia confrontata. L’unico con cui non ho urlato per difendere Kroton (non il progetto che ne usurpa il nome ma quel che resta della nostra eredità magno-greca), credo sia il Papa. Degli altri, non è sfuggito nessuno, compresi i vertici del Ministero Beni Culturali. Nella migliore delle ipotesi ho trovato degli ignavi; risparmio di declinare gli altri tipi umani in cui mi sono imbattuta.

Nessuno, perciò, dei vecchi e dei nuovi piagnoni, si permetta di segnalarmi/ricordarmi che oggi è partito il progetto “Antica Kroton”. Non è così. Il rubinetto è già aperto da un pezzo e non c’è modo di fermare il getto di denaro fino a quando l’ultima goccia non sarà stata assorbita dall’arido/avido terreno verso il quale è stato direzionato il flusso.

Tanto per cominciare, ingenti risorse sono già andate in fumo lo scorso 12 aprile, per una presentazione hollywoodiana che aveva nel video del crollo del tempio di Capo ColonnaCapo Colonna dove non si è voluto investire! – una rappresentazione antistorica e fuorviante. E oggi circola il cartoon che pretende di spiegare l’uso del georadar nel piazzale delle Poste, anch’esso disegnando una situazione del tutto irrealistica, e si fregia, per ammantarsi di autorevolezza, dei loghi di Comune, Regione e MiBAC. Che pena! Manca solo che si affacci Peppa Pig e faccia ciao ciao con la zampetta. E il biasimo non è per i cartoon, degnissima forma d’arte, ma per chi riduce tutto a quel livello, che è il suo.

Non conosco città più paradossale di Crotone.

Chi ha visitato New York sa che fra le attrazioni turistiche di Manhattan figura The Cloisters Museum, che riproduce in scala 1:1 chiostri di conventi medievali della vecchia Europa. Gli statunitensi non hanno storia, e ne soffrono; devono accontentarsi di copiare la nostra. Noi che di storia ne abbiamo evidentemente fin troppa, con spensieratezza impegniamo 60 milioni per distruggerne i resti, ignorando, tra l’altro, che dopo Kroton questa città ha avuto altri 2200 anni di vita ugualmente capace di lasciarci testimonianze di straordinario valore. Ma no, a noi ‘interessa’ solo Kroton. Ci interessa poterla distruggere per poi farla ridisegnare agli epigoni incapaci di Walt Disney, versando contestualmente fiumi delle classiche lacrime di coccodrillo. E no! Troppo comodo!

Le generazioni future, ammesso che questa città abbia un futuro, dovranno, come i newyorkesi, accontentarsi di riproduzioni e certamente non ci saranno grate di avere scelto di rinunciare ad un patrimonio di valore incalcolabile che, sia detto a margine, non era solo nostro, in cambio della speranza di intercettare le briciole che cadono dalla mensa degli avidissimi registi dell’operazione.

Eppure Hannah Arendt ha scritto “Si può sempre dire un sì o un no” e anche io ci ho creduto».

Senatrice Margherita Corrado

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