Crotone,

Antica Kroton: articolo del 1980, i giovani di 38 anni fa già aspettavano il parco

Abbiamo assistito almeno ad un paio di pose delle prime pietre per gli scavi dell’Antica Kroton. Abbiamo visto politici sfilare da ogni dove, alleanze politiche che sembravano “associazioni temporanee di scopo”. Ma da quanto tempo l’antica Kroton aspetta di riemergere dal passato per potere offrire una opportunità ai tanti giovani crotonesi?

Quando si parla di archeologia a Crotone sono tutti pronti a stracciarsi le vesti. Ci si incatena per pochi metri di cemento senza guardare a due palmi dal naso dove c’è un parco archeologico solo sulla carta e mai sfruttato. Una Soprintendenza già miope all’epoca che non ha investito un centesimo su una delle colonie della Magna Grecia (Megale Hellas) più importanti in assoluto. E meno male che avevamo anche un sottosegretario al Mibac negli ultimi anni.

Oggi proponiamo ai nostri lettori un articolo pubblicato dal quotidiano “La Stampa” giovedì 22 maggio 1980. I giovani di 38 anni fa, esattamente come i giovani di oggi, aspettavano la realizzazione del parco archeologico dell’antica Kroton. E c’è chi ancora ha la faccia tosta di posare la prima pietra.

Ecco il testo integrale

I giovani disoccupati di Crotone attendono il parco archeologico

Sono stati scoperti i resti dell’antica Kroton

CROTONE — «Si sono persi 900 posti di lavoro e non si è realizzato il parco archeologico»; dicono i rappresentanti sindacali locali. I giovani, specialmente quelli che hanno costituito cooperative di lavoro sono di altro avviso e si battono perché il parco si realizzi; i proprietari dei terreni espropriati, dal canto loro, sperano di tornare in possesso dei suoli o di ottenere gli indennizzi dovuti. Chi tace è il ministero dei Beni Culturali che aveva promesso tanto, ma che non ha fatto nulla. La storia di questa vicenda — l’ennesima che si verifica in una regione con 200 mila disoccupati — risale alla fine del ‘75 quando con decreto prefettizio il consorzio per l’area industriale di Crotone ottenne l’esproprio di 860 mila metri quadrati da destinare all’ampliamento di uno stabilimento della Montedison che avrebbe dovuto assorbire 900 unità lavorative. Ma siccome i terreni interessavano aree «sospette» di coprire i resti dell’antica Kroton, la Sovrintendenza alle antichità per la Calabria iniziò saggi di scavi e dopo i primi risultati positivi passò l’incarico di indagini più accurate ed estese alla Fondazione Lerici. Il responso fu ancora positivo dato che — come venne anche pubblicato nei rendiconti dell’Accademia dei Lincei si accertò che quella vasta area ricopre lo schema urbano dell’antica città, con strutture che vanno dall’ottavo al terzo secolo avanti Cristo. La Sovrintendenza vincolò l’area destinandola a beni archeologici e il consorzio industriale abbandonò i suoi progetti iniziali. L’idea del parco sembrò cosa fatta quando lo stesso ministro dell’epoca Pedini venne a visitare la zona. Fu quindi emesso il decreto dì pubblica utilità e stanziati circa 648 milioni per l’indennizzo ai proprietari interessati. Mentre i giovani cominciavano a sperare in un’occupazione nel settore dei beni culturali, avendo abbracciato completamente l’idea del recupero del patrimonio archeologico e della gestione del parco, partiva per il ministero — esattamente un anno fa — l’atto di cessione volontaria dei terreni. Ad un anno di distanza però tutto tace ed anzi i proprietari si preparano ad ingaggiare una battaglia giudiziaria alla scadenza dei termini legali per l’esproprio. Dice il dott. Roberto Spadea, direttore archeologico della Sovrintendenza che segue la vicenda: «A mio giudizio sarà una battaglia vana perché quei terreni non potranno mai tornare ai vecchi proprietari, né essere destinati ad altri usi che non siano quelli pubblici». Meno ottimista invece lo studioso appare sui tempi per la realizzazione del parco: «Non si tratta di reperire soltanto i fondi per gli scavi ma ci vogliono soprattutto quelli per la loro conservazione e la custodia». Ma i giovani che non vogliono perdere anche questo autobus si sono rivolti ora ai rappresentanti parlamentari e il problema è finito sul tavolo del ministro. Si spera che trovi il tempo di risolverlo.

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