Crotone,

Crotonesi, popolo di picari prono al potere politico (nemmeno di spessore)

Cari crotonesi, cos’altro devono ancora farci?

Dove è finita la Crotone battagliera, la città che ha fatto parlare tutto il mondo delle sue lotte a tutela dei lavoratori; la città dove Pasolini aveva trovato ispirazione? Cosa devono farci ancora per dire basta? Siamo davvero disposti a ingoiare tutto per non disturbare i manovratori e aspettare che dai loro tavoli cada qualche mollica per noi e i nostri figli? La vicenda dell’aeroporto è sintomatica di come un intero popolo venga trattato dalla politica locale, regionale e nazionale. Di come venga fatto oggetto di burla e non reagisca a niente, impassibile, ignavo. Del resto è la tecnica che usa da decenni Eni per colonizzare questa terra, tanto sa che nessuno reagirà e che al primo che alza la voce basta una polpettina, un “incaricchio”, a lui o ai figli e tutto torna ad essere come prima. Un popolo senza reazione, senza discernimento, senza possibilità alcuna di mostrare la dignità di comunità, perché quella non esiste da almeno tre decenni. Del resto questa città tollera politici e politicanti senza ne arte e né parte che da decenni mangiano alla tavola dei soldi pubblici, delle nostre tasse. Politici che lasciano in eredità ai figli il pacchetto di voti, come se fosse il farmacista del paese a lasciare la propria farmacia alla figlia o al figlio. Questa città ha tollerato la presa per i fondelli della bonifica, dell’Antica Kroton, di un porto degno di questo nome, di una ferrovia a binario unico e con mezzi diesel, di una strada che è ancora una mulattiera costellata di lapidi e crisantemi ad ogni angolo. Questa città tollera burattini e burattinai, pinocchio e mangiafuoco, il gatto e la volpe.

Questa è una città abitata da Picari. Chi sono i picari? Nella letteratura spagnola i piacri sono persone che hanno come unico obiettivo quello di trovare da mangiare per la giornata. Come, dove e in quali circostanze poco importa. Questa città tollera e supporta politici che non hanno mai pensato al futuro di Crotone e dei crotonesi, ma solo agli affari loro e di famiglia. Tollera pregiudicati, cravattari. Tollera una classe dirigente che invece di proporre progetti per la città elemosina commesse per le proprie aziende (senza aver mai fatto impresa davvero). Gente che si vende per una braciola di maiale; annusa il vino, ma non lo può bere. Questa città tollera che le sue migliori menti, quelle che potrebbero ridare dignità e valore ad un luogo incantato, spariscano per sempre e prestino le loro opere altrove, mentre qui, nell’antica e gloriosa Kroton, restano gli scarti e i raccomandati che non hanno bisogno di saper fare nulla. Hanno solo necessità di leccare i culi giusti. Ecco, Crotone in questo momento non ha un popolo, ha una ciurmaglia di picari, o come diceva Manzoni “un volgo disperso che nome non ha”.

Tag:,