Crotone,

Villaggio a Scifo, chiesto il processo per sei degli indagati

Vicenda Scifo: chiesto il processo. Il sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Crotone, Gaetano Bono, ha notificato all’ufficio Gip la richiesta di rinvio a giudizio per sei degli otto indagati nella vicenda del Marine Park Village di Scifo.

Escono di scena Giuseppe Germinara, dirigente della Provincia di Crotone, e Pasquale Lopetrone, funzionario della Soprintendenza ai beni archeologici e paesaggistici. Secondo la procura “nonostante l’atteggiamento pilatesco” i due funzionari vanno prosciolti poiché le spiegazioni date hanno convinto il pm Bono a non procedere perché non è stato ravvisato dolo nelle loro condotte. Erano accusati di abuso d’ufficio, lottizzazione abusiva e distruzione di bellezze in quanto non avevano effettuato i controlli necessari sulle richieste di autorizzazioni per realizzare il Marine Park.

Il sostituto procuratore Gaetano Bono, ha invece chiesto il processo per Elisabetta Dominijanni (ex dirigente del Comune) e Gaetano Stabile (funzionario del Comune), entrambi sono accusati di abuso d’ufficio, abusivismo edilizio e distruzione di bellezze naturali e culturali in area sottoposta a tutela in concorso con i fratelli Salvatore ed Armando Scalise ed al direttore dei lavori del Marine Park Village, Gioacchino Buonaccorsi.

La richiesta di rinvio a giudizio è stata formulata anche per i fratelli Armando e Salvatore Scalise, oltre che, come detto, per il direttore dei lavori Buonaccorsi e l’accusa riguarda anche la realizzazione di lavori in difformità alle autorizzazioni riguardo lo scavo per la piscina e per una struttura di 400 metri quadrati destinata a ristorante in una zona di interesse archeologico e, peraltro, violando lo stesso nullaosta archeologico.

La Procura ha chiesto il processo anche per il soprintendente archeologico di Crotone, Catanzaro e Cosenza, Mario Pagano, accusato di falso per aver inviato al ministero una relazione nella quale dichiarava che “ormai i 79 bungalow erano già stati realizzati” quando invece non esisteva nessuna costruzione. La richiesta di rinvio a giudizio per Salvatore Scalise è stata chiesta anche per aver presentato un documento nel quale si attestava che fosse un imprenditore agricolo.

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