Crotone,

Villaggio a Scifo, interrogazione di Civati (Possibile) al ministro Franceschini

Il segretario nazionale di Possibile, Pippo Civati, ha presentato una interrogazione parlamentare al ministro Franceschini sul costruendo Marina Park Village di Scifo. Ecco il testo integrale: “Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare . — Per sapere – premesso che:

nel comune di Crotone, poco distante da Capo Colonna, dove un tempo sorgeva il Tempio di Hera Lacinia, è collocata un’area conosciuta come «Punta Scifo», nota per la sua bellezza naturalistica e paesaggistica, oltre che per il suo inestimabile valore archeologico;

«Punta Scifo» è inserita nella «Riserva Marina di Capo Rizzuto» e nella «Sic Fondali Crotone-Le Castella» configurandosi come luogo i inestimabile valore;

Legambiente ha chiesto l’intervento della Commissione europea inviando una specifica segnalazione circa una presunta violazione del diritto comunitario, comunicata anche al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e alla regione Calabria;

nonostante il piano regolatore generale di Crotone, in vigore dal 2003, abbia destinato tale area a zona agrituristica, per circa 75.000 metri quadrati sono in corso lavori per la costruzione del «Marine Park Village», il cui progetto prevede 79 bungalow su basi di cemento armato e servizi annessi, con accesso al mare e piscina di 4,5 metri di profondità;

l’agriturismo è inteso come attività collaterale e ausiliaria a quella agricola, esercitata dagli stessi agricoltori, con destinazione di una parte delle abitazioni rurali all’accoglienza dei turisti;

la normativa non prevede l’edificazione di nuove costruzioni per l’agriturismo, a meno che i nuovi volumi non si configurino come adeguamento degli edifici esistenti;

il piano regolatore vigente prevede, in caso di costruzione di una nuova struttura dell’azienda agricola destinata ad agriturismo, solo tre posti letto ad ettaro. Il progetto di Scifo insiste su sette ettari e mezzo e prevede 79 bungalow che possono potenzialmente accogliere centinaia di persone;

da notizie stampa si apprende che la struttura, oltre a non essere un agriturismo me un villaggio turistico, non sarebbe gestita da imprenditori agricoli, ma da imprenditori del settore degli sport invernali che hanno ottenuto la patente di «coltivatori manuali della terre» poco prima di acquistare il terreno dal precedente proprietario che risulterebbe aver firmato un contratto di cessione dopo il suo funerale;

queste presunte irregolarità e violazioni numerosi vincoli che insistono nell’area hanno innescato la giusta presa di posizione delle associazioni culturali che da tempo chiedono l’intervento del Ministero e sono state oggetto di procedure giudiziarie;

il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, con decreto del 19 febbraio 2002 recante «modifica del decreto interministeriale 27 dicembre 1991», istitutivo della riserva naturale marina «Capo Rizzuto» ha disposto che:

l’area marina protetta «Capo Rizzuto» (…) in particolare persegue: la promozione di uno sviluppo socioeconomico compatibile con la rilevanza naturalistico-paesaggistica dell’area, anche privilegiando attività tradizionali locali già presenti (articolo 4, comma 1, lettera f) del decreto 19 febbraio 2002);

all’interno dell’area marina protetta denominata «Capo Rizzuto» (…) In particolare sono vietate: l’asportazione anche parziale ed il danneggiamento di reperti archeologici, di formazioni geologiche e minerali (articolo 5, comma 1, lettera b) del suddetto decreto);

il decreto legislativo n. 22 gennaio 2004, n. 42 «Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137» che:

i proprietari, possessori o detentori a qualsiasi titolo di immobili e aree oggetto dei provvedimenti elencati all’articolo 157, oggetto di proposta formulata i sensi degli articoli 138 e 141, tutelati ai sensi dell’articolo 142, ovvero sottoposti a tutela dalle disposizioni del piano paesaggistico, non possono distruggerli, né introdurvi modificazioni che rechino pregiudizio ai valori paesaggistici oggetto di protezione (articolo 146, comma 1);

l’autorizzazione è rilasciata o negata dall’amministrazione competente entro il termine di venti giorni dalla ricezione del parere della soprintendenza e costituisce atto distinto e presupposto della concessione o degli altri titoli legittima l’intervento edilizio. I lavori non possono essere iniziati in difetto di essa (articolo 146, comma 8); c) indipendentemente dall’avvenuta pubblicazione all’albo pretorio prevista dagli articoli 139 e 141, ovvero dall’avvenuta comunicazione prescritta dall’articolo 139, comma 4, la regione o il Ministero ha facoltà di: 1) inibire che si eseguano lavori senza autorizzazione o comunque capaci di pregiudicare il bene; 2) ordinare, anche quando non sia intervenuta diffida prevista alla lettera a), la sospensione di lavori iniziati (articolo 150, comma 1) –:

se il Governo non ritenga urgente intervenire per la tutela dei luoghi di cui in premessa che insistono in un’area marina protetta e sito di interesse comunitario, assumendo iniziative, per quanto di competenza, volte a promuovere una sospensione dei lavori del Marine Park Village, le cui autorizzazioni sono a giudizio degli interroganti in contrasto con i vincoli di cui l’area è gravata e comunque con il suo inestimabile valore;

se non ritenga opportuno assumere iniziative di competenza, per la valorizzazione di tutta l’area di Capo Colonna interessata da evidenze archeologiche e ambientali in terra e in mare”.

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