Roma,

“Tutte le professioni al servizio delle mafie”, la relazione della Commissione sul Crotonese

Una riunione della Commissione parlamentare antimafia

“Il Mondo delle professioni è decisivo per assicurare il radicamento e l’espansione delle attività criminali. Non è esagerato dire che non c’è professione che sia rimasta impermeabile alla penetrazione mafiosa: commercialisti, notai, ingegneri, medici, avvocati si sono messi al servizio delle cosche nei contesti più diversi, compresa la delicata funzione di amministrazione di beni sequestrati e confiscati alle cosche e purtroppo non sono rimaste immuni né la magistratura né le forze dell’ordine”.

Questo è quanto messo nero su bianco dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, che nei giorni scorsi ha presentato il documento finale al Senato. Qui di seguito pubblichiamo gli stralci della relazione che riguardano in qualche modo il territorio Crotonese.

“Nel distretto di Catanzaro, che comprende anche le province di Cosenza, Crotone e Vibo Valentia, le ‘ndrine si muovono con altrettanto cinismo e aggressività, e dove primeggiano le famiglie Grande Aracri di Cutro e i Mancuso di Limbadi con importanti proiezioni nell’Italia settentrionale e all’estero. Anche in queste territori si va affermando il modello imprenditoriale, con le cosche che allargano il proprio raggio d’azione nel campo delle energie rinnovabili, della depurazione delle acque e nell’assistenza ai migranti. Significativa, in tal senso, l’indagine della procura di Catanzaro sulle infiltrazioni mafiose nella gestione del “Cara” Sant’Anna di Isola Capo Rizzuto, dove la cosca egemone degli Arena era riuscita ad accaparrarsi per molti anni gli appalti indetti dalla prefettura di Crotone per le forniture dei servizi di ristorazione destinati agli ospiti del centro di accoglienza, grazie alle complicità anche del rappresentante locale delle Misericordie, l’ente gestore del Cara, e di un parroco di Isola Capo Rizzuto. Il mondo delle professioni è decisivo per assicurare il radicamento e l’espansione delle attività criminali. Non è esagerato dire che non c’è professione che sia rimasta impermeabile alla penetrazione mafiosa: commercialisti, notai, ingegneri, medici, avvocati si sono messi al servizio delle cosche nei contesti più diversi, compresa la delicata funzione di amministrazione di beni sequestrati e confiscati alle cosche e purtroppo non sono rimaste immuni né la magistratura né le forze dell’ordine.

L’operazione “Stige”, nel gennaio del 2018 coordinata, della DDA di Catanzaro e che ha coinvolto a vario titolo sindaci, ex sindaci, consiglieri comunali, assessori dei comuni di Cirò Marina, Mandatoriccio, Strongoli, Casabona, Crucoli, San Giovanni in Fiore e della provincia di Crotone, che ha disarticolato una potente cosca del crotonese con ramificazioni in diverse regioni italiane, in Germania e in Svizzera, ha offerto un’ulteriore allarmante conferma della mutazione genetica delle cosche calabresi che ormai si muovono inserendo direttamente propri rappresentanti, senza distinzioni ideologiche tra forze politiche, nelle istituzioni locali.

Nelle provincie di Mantova e Cremona, è stata riconosciuta la presenza di alcune ‘ndrine, in particolare provenienti dalla provincia di Crotone (Cutro, Isola Capo Rizzuto, Mesoraca).

Le regioni di Piemonte e Liguria presentano caratteristiche simili: una storica presenza di ‘ndrangheta che ha mantenuto a lungo un profilo piuttosto basso, concentrata principalmente nelle province di Torino, Imperia e, in misura minore ma comunque piuttosto rilevante, Genova. Anche in questi territori gli investigatori hanno individuato l’esistenza di diverse “locali” di ‘ndrangheta, proiezioni delle più importanti cosche della Calabria. Confermate nel caso piemontese dalla sentenza definitiva del 12 maggio 2016 relativa all’ultima tranche del procedimento “Minotauro” che ha riconosciuto l’esistenza di una federazione di locali, strutturalmente collegata con il “crimine” di Polsi, per lo più concentrate nella provincia di Torino. È stata accertata la presenza di organizzazioni criminali legate al clan Greco a sua volta collegato al clan Grande Aracri di Cutro.

Recenti riscontri investigativi attestano l’interesse delle mafie italiane nella gestione del business dell’accoglienza, intervenendo nella gestione dei centri.

Ancor più la recente indagine della DDA di Catanzaro sulla gestione del CARA Sant’Anna di Isola Capo Rizzuto (ex CPT/CPA/CPI), ha portato in evidenza la penetrazione della ‘ndrangheta, nella specie del clan riferibile agli Arena, nelle forniture dei servizi inerenti l’assistenza ai migranti affidati alla gestione dall’ente cosiddetta Misericordia, acquisendo il controllo dei subappalti per il tramite di imprese gestite da intranei o ad essa riconducibili. Nell’ordinanza di convalida del fermo il GIP di Crotone ha evidenziato come «la cosca Arena ha, quantomeno dal 2006 accentrato nelle proprie mani la gestione delle ingenti risorse pubbliche, si parla di decine di milioni di euro, erogate dallo Stato per l’assistenza ai migrati ricoverati, dopo gli sbarchi, nelle varie strutture del centro di accoglienza Sant’Anna, uno dei più grandi ed importanti di Europa». Tale obiettivo si è realizzato, afferma il GIP, «per effetto di una vera e propria “proposta di affari” che la consorteria ha ricevuto da un insospettabile personaggio, … fondatore dell’associazione di volontariato Misericordia di Isola di Capo Rizzuto»”.

La Commissione è composta da  Bindi (presidente), Attaguile, Segretario, Bossa, Bruno Bossio, Carbone, Costantino, Dadone, Di Lello, Segretario, D’Uva, Garavini, Magorno, Manfredi, Mattiello, Naccarato, Nuti, Piccolo, Piepoli, Prestigiacomo, Sammarco, Sarti, Savino, Scopelliti, Taglialatela e Vecchio; e dai senatori: Albano, Buemi, Bulgarelli, Capacchione, Cardiello, Consiglio, De Cristofaro, Di Maggio, Esposito, Falanga, Gaetti, Vicepresidente, Giarrusso, Giovanardi, Lumia, Marinello, Mineo, Mirabelli, Molinari, Moscardelli, Pagano, Perrone, Ricchiuti, Tomaselli, Vaccari e Zizza.

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