Crotone,

Stige, c’è il primo pentito: è Francesco Farao (cl. ’81) figlio di Giuseppe

Ha deciso di collaborare con la giustizia Francesco Farao figlio di Giuseppe boss del Locale di Cirò Marina. La notizia è emersa questa mattina durante l’udienza del Tribunale della libertà cui si sono rivolti alcuni indagati arrestati nell’ambito dell’operazione “Stige”. Davanti ai giudici del Tdl la Dda di Catanzaro ha depositato due verbali datati 16 e 17 gennaio contenenti le prime dichiarazioni di Francesco Farao davanti al procuratore capo Nicola Gratteri e al sostituto Domenico Guarascio. Secondo l’accusa Francesco Farao «oltre a tenere i contatti con il padre promotore detenuto, monopolizza la rivendita di carta e plastica per uso alimentare, per il tramite dell’impresa “Me.Pla.Cart. Srl” che ha sede a Cirò Marina». Nelle venti pagine di interrogatori già depositate il rampollo della famiglia, pur sostenendo di non essere stato mai formalmente “battezzato, descrive le infiltrazioni della cosca nella vita sociale, economica e politica di Cirò Marina confermando le ipotesi d’accusa formulate dalla Dda nell’inchiesta “Stige”. (Ansa)

L’uomo è stato arrestato nel corso dell’operazione Stige della DDA di Catanzaro che ha portato all’emissione di 170 provvedimenti di custodia cautelare a carico di altrettante persone e ha di fatti inflitto un duro colpo al Locale di ndrangheta dei Farao-Marincola di Cirò.

Francesco Farao è accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso perché secondo l’accusa “oltre a tenere i contatti con il padre promotore detenuto, monopolizza la rivendita di carta e plastica per uso alimentare, per il tramite dell’impresa “Me.Pla.Cart. Srl” che ha sede a Cirò Marina”.

Inoltre Francesco Farao avrebbe attribuito “fittiziamente a Elena Malena (la moglie) la titolarità dell’impresa individuale “Me.Pla.Cart. di Malena Elena”, avente a oggetto “commercio all’ingrosso di articoli in carta, cartone e plastica”, che gestiva in modo occulto, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione e di agevolare la consorteria di ‘ndrangheta “Farao-Marincola”, alla bacinella della quale confluivano almeno in parte i proventi dell’attività”.

 

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