Crotone,

San Nicola dell’Alto, “Annunziato mi stai ammazzando”: le urla di Severino che hanno indicato la strada per risolvere il duplice omicidio

L'auto delle vittime e nel riquadro Annunziato Lerose

“Annunziato mi stai ammazzando”. È il 22 dicembre 2018, intorno alle 15:25, quando alcuni componenti di una squadra di cacciatori di cinghiali sento questo disperato urlo preceduto e seguito da colpi di fucile. I cacciatori sono appostati nei pressi di contrada Furci, tra San Nicola dell’Alto e Pallagorio.

Da queste disperate grida di aiuto di Saverino Raffa, 33 anni, ucciso insieme al padre Francesco, 59 anni, i Carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Crotone e della Stazione di San Nicola dell’Alto, partono per risalire all’arresto di questa mattina contro il presunto autore del duplice omicidio.

Si chiama Annunziato Lerose, 62 anni, di San Nicola dell’Alto, unico con questo nome in paese. Secondo il pm Golluccio, che ha coordinato le indagini dei carabinieri, è stato lui a sparare il 22 dicembre scorso prima a Francesco Raffa, seduto sul sedile guida del suo Suzuki, e poi a inseguire e finire Saverino che, prima di essere praticamente giustiziato, riesce a urlare il nome del suo carnefice. Mesi e mesi di indagini con le tecniche tradizionali. Perquisizioni, esami dello Stub su mani, copro e vestiti di Lerose e visione delle telecamere. Tutte indagini che inchioderebbero Lerose al duplice omicidio di padre e figlio con un movente molto strano. L’uomo avrebbe covato rancore nei confronti dei Raffa perché non lo avrebbero aiutato a ritrovare un frangizolle rubatogli anni fa. E poi c’era quel sospetto di Lerose nei confronti di Saverio che, secondo il presunto assassino, frequentava ragazzi che facevano uso di droghe e avrebbero potuto coinvolgere suo figlio. Da qui, secondo i carabinieri, Annunziato Lerose arriva alla conclusione che deve eliminare i due. Arriva in contrada Furci e spara prima a Francesco con un fucile automatico calibro 12. Ferisce ad una gamba anche Saverino che scende dall’auto e cerca di scappare. Cade e urla, mentre Lerose gli esplode altri colpi uccidendolo. Gli esami del Ris di Messina hanno dato esito positivo su entrambi le mani di Lerose, sui vestiti (che nel frattempo erano stati lavati e messi ad asciugare vicino al camino), sullo sterzo della sua auto e sui due sedili dello stesso mezzo. E poi ci sono le telecamere comunali che due ore dopo l’agguato riprendono Annunziato Lerose recarsi al tabacchino del paese, “dove – ha detto il comandante provinciale dei carabinieri, tenente colonnello Alessandro Colella – non entrava da tre anni”. Quindi la richiesta del pm Giampiero Golluccio di custodia cautelare in carcere accolta dal gip.

I particolari delle indagini sono stati illustrati in una conferenza stampa alla quale hanno preso parte, oltre a Colella e Golluccio, il Procuratore della Repubblica, Giuseppe Capocccia, il capitano Roberto Rampino comandante del Nucleo investigativo dei carabinieri, il capitano Alessandro Epifani, comandante della Compagnia dio Cirò Marina, e il Maresciallo maggiore Franco Lena, comandante della Stazione di San Nicola dell’Alto che, insieme ai sui militari, ha svolto un lavoro certosino di indagini e informazioni. Lerose, infatti, in paese era temuto perché considerato comunque soggetto non proprio tranquillo – dicono i carabinieri – tanto che pochi giorni prima del duplice omicidio aveva ferito con un coltello un’altra persona e per lo stesso motivo, ovvero accoltellamento, aveva dei precedenti penali.

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