Reggio Calabria,

Processo ‘Ndrangheta stragista, Lo Giudice: “Faccia da mostro mi parlò di un bambino ucciso a Palermo e di una bomba a Trapani”

Giovanni Aiello alias "Faccia da mostro"

In aula si parla degli omicidi di Claudio Domino, Ninni Cassarà, Nino Agostino e delle stragi di Pizzolungo, Capaci e via D’Amelio

 

Giovanni Aiello alias “faccio da mostro” parlò a Nino Lo Giudice, collaboratore di Giustizia, dell’omicidio di Claudio Domino e della strage di Pizzolungo, in cui morirono i gemelli di 6 anni Giuseppe e Salvatore Asta e la loro mamma Barbara Rizzo, oltre alle stragi di via D’Amelio e Capaci e l’assassinio del poliziotto Nino Agostino. Lo ha dichiarato lo stesso Antonino “Nino” Lo Giudice che ieri a deposto da una località protetta al processo «‘ndrangheta stragista» in corso di svolgimento a Reggio Calabria.

Rispondendo alle domande del pm Giuseppe LombardoLo Giudice ha ricostruito il suo rapporto di amicizia con il poliziotto dei “servizi segretiGiovanni Aiello “che – dice Lo Giudice – mi fu presentato alla pineta Zerbi (Reggio Calabria ndr) dal capitano dei carabinieri Saverio Spadaro Tracuzzi per l’acquisto di un carico di armi in Siria e che faceva servizio in Sicilia”.

“Con Aiello abbiamo preso amicizia più stretta – dice Lo Giudice – e mi parlò di tante cose. Mi racconta dell’omicidio di un bambino in Sicilia (Claudio Domino ndr) il cui padre lavorava in un’aula bunker; mi racconta dell’omicidio di Ninni Cassarà, di Nino Agostino. Mi racconta di un’altra bomba accaduta a Trapani, dove sono morti due bambini e una donna, dove è rimasto illeso il magistrato Carlo Palermo, ma tantissime cose dottore Lombardo. Mi parla degli attentati a Roma, Milano e Firenze. Aiello mi raccontò che, per quanto riguardava l’esplosivo è andato a ritirarlo ad Annà, nella famiglia Iamonte. Era stato mandato da Gaetano Scotto a ritirare il materiale. Erano circa 10 quintali dottore Lombardo, una buona parte è andato in Sicilia, la rimanenza l’avevano portata a Firenze, a Milano e a Roma. Mi parla che le stragi di Firenze, Milano, Roma i mandanti erano i fratelli Graviano e Rocco Filippone”.

Pm Lombardo: Le parla anche degli omicidi di Falcone e Borsellino?

“Lui raccontava che l’esplosivo era sempre quello di Reggio Calabria, che a fare esplodere l’autobomba a Borsellino era stato sempre lui, mandato dagli Scotto e da altre persone”.

Pm Lombardo: Ma come mai Aiello, pur diventato come dice lei amico suo, ad un certo inizia a fare dei racconti di questo tipo che sono pericolosissimi per lui stesso e per altri.

Lo Giudice: “Lui di me si fidava, sapeva chi ero”.

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