Crotone,
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Processo Brisinda, in aula la sofferenza e il dolore di Vito Vona: “Mi disse che sarei rimasto mutilato a vita”

Vito Vona

Il 7 marzo alle ore 13 nel Tribunale di Crotone è entrato il dolore e la sofferenza. Il dolore e la sofferenza di un giovane padre di famiglia crotonese che al di là di come andrà a finire la vicenda processuale avrà per sempre la vita segnata: il suo nome è Vito Vona ed è la parte offesa nel processo che vede imputati per lesioni gravissime l’ex primario del reparto di chirurgia dell’ospedale di San Giovanni di Dio di CrotoneGiuseppe Brisinda e i medici di chirurgia, Maria Michela Chiariello e Giuseppina Peta.

Il giudice monocratico Elisa Marchetto ha acquisito agli atti e fatto suo il contenuto della querela presentata dai legali di Vito Vona.

La sofferenza di Vito Vona che, purtroppo, sembra non aver fine mai, è rimbombata prepotentemente nell’aula del Tribunale di Crotone quando il teste, rispondendo alla domanda del suo avvocato, Francesco Manica, ha ripercorso i contenuti di un sms prima (acquisito agli atti anche questo) e una conversazione poi con il dottore Brisinda che gli fecero crollare letteralmente il mondo addosso.

Vona ha raccontato come l’intervento addominale sia qualcosa di devastante e che la procedura di riabilitazione è di assoluto riposo.

Poi ha aggiunto che subito dopo l’intervento “ci scambiavamo sms con il dottore Brisinda. Mi chiedeva come stavo, ma per i primi due tre mesi io non avevo una risposta a questa domanda. La riabilitazione alimentare era da svezzamento di neonato: si comincia con i cucchiaini di acqua e poi gradualmente si passa da liquido, a semisolido e poi solido.

Vona aggiunge che nel momento in avrebbe dovuto passare da semisolido a solido ha cominciato ad avere altri problemi e non riusciva a digerire.

Nel frattempo si era iscritto a un gruppo social nel quale c’erano altre persone che avevano subito interventi all’apparato gastrico. Questi spiegavano i processi di avanzamento e le sensazioni, ma dopo qualche mese cominciarono ad allarmarsi anche loro per le sorti di Vito tanto da scrivergli di chiedere al medico che lo aveva operato perché secondo loro non era normale.

“Molti di loro – racconta Vona – avevano subito una gastrectomia totale, mentre la mia era parziale (metà stomaco) e, quindi, avrei dovuto avere una ripresa più veloce anche rispetto a chi scriveva nel gruppo”.

A questo punto della deposizione Vito Vona racconta come si arriva al messaggio e poi all’incontro con Brisinda che di fatti lo raggelò.

“Ho mandato un messaggio a Brisinda nel quale ho spiegato che c’era qualcosa che non andava, perché vomitavo tutto quello che ingerivo”.

La risposta di Brisinda al messaggio di Vona il teste la legge al giudice: “Nel suo caso sono stato molto titubante a intervenire perché non ero pienamente convinto che i suoi disturbi fossero legati soltanto ed esclusivamente allo stomaco”.

Messaggio che Vona fece leggere alla moglie. Vona racconta che il giorno dopo si recò con la moglie chirurgia per chiedere spiegazioni.

“Eravamo in una infermeria e chiesi al dottore Brisinda cosa avesse voluto dire in quel messaggio e lui alzò le mani e mi disse che aveva sbagliato e che non avrebbe dovuto operarmi e che indietro non si poteva tornare. Io chiesi cosa dovevo fare, mi rispose con queste testuali parole: “rimani mutilato a vita”.

A questa discussione hanno assistito la moglie di Vito Vona e una infermiera 8di cui Vona fornisce le generalità). Una infermiera che Vona incontra alcune settimane dopo e che conosceva bene dopo i tanti mesi di degenza. Racconta Vito Vona che nel momento in cui le si avvicina per salutarla, l’infermiera invece di ricambiare il saluto dice: “Io non voglio sapere niente, a me non mettetemi in mezzo a niente” e continuando a parlare va via.

Fin qui la drammatica testimonianza di Vito Vona nel processo in cui egli è la parte offesa. Processa che nell’udienza del prossimo 1 giugno vedrà come teste il dottore Ruggero, inizialmente indagato e la cui posizione è stata in seguito archiviata.