Crotone,

Per il Tribunale di Crotone Salvatore De Luca è compatibile con la carica di assessore

Salvatore De Luca è compatibile con la carica di assessore. Lo ha stabilito il Tribunale di Crotone con una ordinanza di Camera di Consiglio del 9 gennaio scorso. Una sentenza che farà molto discutere, sia sul piano giuridico che su quello politico. La Camera di Consiglio del 2 gennaio scorso, dunque, ha stabilito che De Luca può esercitare la carica di assessore comunale nonostante il contenzioso tra l’ex iscritto all’Ordine degli avvocati e l’Ente cittadino non sia ancora del tutto definito.  Il 9 gennaio 2018 crotonese, dunque, passerà alla storia degli eventi come il giorno in cui La DDA di Catanzaro arresta 170 persone tra ndranghetisti e amministratori locali; il Comune di Crotone presenta ai Capigruppo il nuovo Psc con l’architetto Dinale e l’assessore all’Urbanistica Salvatore De Luca, e il Tribunale di Crotone dichiara Salvatore De Luca compatibile con la carica di assessore.

Ecco la sentenza.

“Il Tribunale di Crotone, Sezione Civile, riunito in camera di consiglio, nelle persone dei signori magistrati: Maria Vittoria Marchianò presidente, Valentina Tumedei giudice, Alessandra Angiuli Giudice estensore, e con l’intervento del P.M., nella persona del Procuratore del Tribunale di Crotone, Giuseppe Capoccia…

visti gli atti e sciogliendo la riserva di cui al verbale del 7.12.2017;

visto il parere del P.M. Capoccia, che ha concluso per il rigetto del ricorso;

all’esito della camera di consiglio del 2.1.2018; rilevato che le parti ricorrenti, premesso che l’art. 47 co. 4° T.U. n. 267/2000 dispone che nei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti e nelle province gli assessori sono nominati dal sindaco o dal presidente della provincia tra i cittadini in possesso dei requisiti di candidabilità, eleggibilità e compatibilità alla carica di consigliere, e che le condizioni di compatibilità sono stabilite dal successivo art. 63, che sancisce che non può ricoprire la carica di consigliere “colui che ha lite pendente, in quanto parte di un procedimento civile od amministrativo, rispettivamente, con il comune o la provincia”, e che l’assessore De Luca ha una lite pendente contro il Comune di Crotone, hanno chiesto che il Tribunale dichiari decaduto De Luca Salvatore dalla carica di componente della Giunta comunale di Crotone, oltre che la trasmissione degli atti alla Procura, avendo il De Luca, per conseguire la nomina, dichiarato di avere una lite pendente con il Comune;

considerato

che con memoria depositata il 13.10.2017 si è costituito De Luca Salvatore, eccependo l’inosservanza del termine minimo per la comparizione in giudizio, l’inammissibilità del ricorso, atteso che l’azione intrapresa dai ricorrenti ai sensi dell’art. 70 T.U.E.L. (azione popolare) riguarderebbe solo la decadenza dalle cariche elettive e non anche la nomina di assessori e sarebbe norma di carattere eccezionale, la tardività del ricorso, essendo stato proposto, in data 19.9.2017, oltre trenta giorni – previsti dall’art. 22 d.lgs. n. 150/2011 – dal decreto di nomina (del 21.7.2017) e non applicandosi alla fattispecie in esame la sospensione feriale dei termini processuali, trattandosi di ricorso d’urgenza, l’inammissibilità del ricorso per difetto di notifica al P.M., parte necessaria del procedimento e che, nel merito, ha chiesto il rigetto del ricorso, avendo il De Luca compiuto tutti gli atti necessari ad eliminare la causa ostativa (in data 10.7.2017 ha ceduto il credito litigioso a terzo, notificando l’avvenuta cessione del credito al Comune in data 14.7.2017, depositando in data 24.7.2017 istanza di estromissione dal giudizio e notificando il 27.7.2017 atto di rinuncia agli atti del giudizio, accettata dal Comune in data 12.10.2017) ed avendo il Ministero dell’Interno rilasciato parere favorevole, in data 18.9.2017, alla nomina;

rilevato

che, con verbale del 25.10.2017 il Collegio ha trasmesso gli atti al Procuratore della Repubblica, che ha depositato il proprio visto, concludendo per il rigetto del ricorso, in data 27.10.2017; rilevato che all’udienza del 7.12.2017, svoltasi dinanzi al Collegio, la causa è stata riservata per la decisione, dopo la discussione delle parti;

Considerato che l’eccezione di mancato rispetto dei termini a comparire è stata rinunciata da parte resistente e sulla stessa, pertanto, il Collegio non deve pronunciarsi; Rilevato

che debba essere rigettata l’eccezione di tardività del ricorso formulata da parte resistente, atteso che i ricorrenti agiscono ex art. 70 d. lgs. 267 del 2000 (T.U.E.L.) innanzi a questa autorità giudiziaria, che giudica secondo il rito previsto dall’art. 22 d. lgs. n. 150 del 2011, avendo promosso l’azione popolare di cui si discorre, giacché il ricorso reca in conclusione istanza di accertamento dell’impossibilità di nomina ad assessore del resistente, con la conseguente statuizione di decadenza, senza dare adito ad alcun dubbio sul fatto che sia stata promossa l’azione popolare di cui al cit. art. 70 T.U.E.L. e che il riferimento di cui all’art. 22 del d.lgs. n. 150/2011 valga soltanto ad individuare il rito applicabile;

Considerato

che appare superata l’eccezione di inammissibilità del ricorso per omessa notifica al p.m., atteso che il fascicolo è stato inviato al P.M. per il suo intervento all’esito della prima udienza;

Considerato

che anche l’eccezione di inammissibilità del ricorso in quanto lo strumento di cui all’art. 70 del t.u.e.l. non potrebbe essere azionato per la nomina ad assessore, che non è carica elettiva, è infondata, atteso che l’applicazione dell’art. 70 del t.u.e.l. si estende anche alle azioni in materia di incompatibilità proprio in virtù del collegamento instaurato dall’art. 43 del t.u.e.l., che dispone espressamente che “nei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti e nelle province gli assessori sono nominati dal sindaco o dal presidente della provincia, anche al di fuori dei componenti del consiglio, fra i cittadini in possesso dei requisiti di candidabilità, eleggibilità e compatibilità alla carica di consigliere” con il successivo art. 63, co. 1, n. 4 del t.u.e.l., che fa riferimento alla sussistenza di lite pendente;

Rilevato, quanto al merito della controversia, che il ricorso sia infondato, atteso: che il De Luca è stato nominato assessore con atto del Sindaco del 21.7.2017;

che in data 10.7.2017 egli ha ceduto il credito dal quale deriverebbe la causa di incompatibilità a soggetto terzo;

che in data 14.7.2017 egli ha notificato l’avvenuta cessione del credito al Comune di Crotone; che in data 24.7.2017 egli ha inoltrato istanza di estromissione dal giudizio;

che in data 27.7.2017 egli ha notificato al Comune atto di rinuncia al giudizio, accettata dal Comune il successivo 12.10.2017;

che sebbene con sentenza n. 790/2017 dep. il 24.10.2017 questo Tribunale ha rigettato la domanda di estromissione formulata dal De Luca, tale decisione è stata resa in quanto ai sensi dell’art. 306 c.p.c. la rinuncia, per produrre effetti, avrebbe dovuto essere accettata da tutti i convenuti, accettazione che invece non è intervenuta, non potendo pertanto il Tribunale dichiarare l’estinzione del processo tra il De Luca ed il Comune di Crotone;

che con la medesima sentenza la domanda formulata dal De Luca contro il Comune di Crotone è stata rigettata;

che, pertanto, deve ritenersi – in conformità con l’orientamento maggiormente condiviso in giurisprudenza sul punto – che “ai fini della rimozione della causa di incompatibilità per lite pendente, prevista dall’art. 63 comma l, n. 4, d.lg. n. 267 del 2000, è necessario e sufficiente che il soggetto, il quale versi in una siffatta situazione, ponga in essere atti idonei, anche se non formalmente perfetti rispetto alla specifica disciplina che eventualmente li regoli, a far venir meno nella sostanza l’incompatibilità di interessi realizzatisi a seguito dell’instaurazione della lite medesima. E poiché il sostanziale e incondizionato abbandono della vertenza elimina in radice la ragione di incompatibilità, la causa di incompatibilità per lite pendente può essere esclusa in presenza di atti implicanti il sostanziale venir meno del conflitto o il carattere pretestuoso della lite, inteso come artificiosa e maliziosa creazione o conservazione di una situazione di fatto diretta a danneggiare l’eletto” (Cass., 12.2.2008, n. 3384; T.A.R. Campania, Napoli, 3.1.2012, n. 8);

Ritenuto, pertanto, che sulla scorta dell’orientamento giurisprudenziale summenzionato, corroborato dal parere della Prefettura di Crotone, esibito sub 6 della produzione di parte resistente, che ha sostanzialmente aderito all’orientamento giurisprudenziale su indicato, il ricorso debba essere rigettato;

Visto il parere del P.M., Capoccia, che ha concluso per il rigetto del ricorso;

Ritenuto che – trattandosi di azione popolare, decisa sulla scorta di un orientamento giurisprudenziale e tenendo conto della novità della questione – le spese debbano essere compensate; tanto premesso, Il Tribunale di Crotone, nella su indicata composizione collegiale,

P.Q.M.

Rigetta il ricorso;

Compensa le spese processuali. Manda alla Cancelleria per gli adempimenti di rito. Così deciso in Crotone nella camera di consiglio della sezione civile del Tribunale in data 9.1.2018”.

 

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