Crotone,

Operazione Filiorum: la svolta dopo la rapina ad un ristorante di Roccabernarda

Durante la rapina a mano armata imputata a tre delle sei persone arrestate questa mattina a Cutro, avvenuta nel marzo scorso presso il ristorante Oasi di Roccabernarda, era presente in sala anche il figlio di uno storico boss di Petilia Policastro. Questi, temendo che il gruppo armato fosse lì per ucciderlo, si è letteralmente gettato giù dal primo piano del locale, per poi fuggire nelle campagne circostanti. L’episodio è raccontato nell’ordinanza di arresto emessa dai Carabinieri nel corso dell’operazione “Filiorum”, scattata questa mattina a Cutro contro un gruppo di cui fanno parte anche tre figli di esponenti di spicco della criminalità cutrese, Luigi e Salvatore Martino (figli di Vito), e Francesco Peta (figlio di Salvatore). Dopo la rapina, ha spiegato il capitano Claudio Martino, comandante la Compagnia Carabinieri di Crotone, i ragazzi sono partiti per Reggio Emilia, dove hanno trascorso un lungo periodo a cavallo delle vacanze di Pasqua, forse per timore di ritorsioni dopo l’episodio, una rapina a mano armata effettuata in un territorio di diversa “competenza”.

Questo, dunque, è uno degli episodi contestati alle sei persone tratte in arresto con le accuse di Concorso continuato in detenzione e spaccio di droga, incendio e rapina: Salvatore Martino, Luigi Martino, Francesco Gentile, Francesco Peta, Angelo Aiello e Issam Mohammadi.

Il primo episodio riguarda un incendio doloso appiccato nel febbraio 2016 al portone di una famiglia di imprenditori cutresi; le attenzioni degli inquirenti si erano appuntate subito sulla fiat Panda di proprietà della famiglia Martino, a bordo della quale 24 ore dopo l’incendio c’erano Aiello, Peta e Luigi Martino, e nel bagagliaio erano state notate due taniche di benzina vuote.

Quindi la rapina, imputata a Peta, Aiello e Luigi Martino, che un sabato sera avrebbero fatto irruzione armi in pugno nell’affollato ristorante di Roccabernarda puntando la pistola alla testa del proprietario e facendosi consegnare 2600 euro. Infine il capitolo che riguarda lo spaccio di stupefacenti, perché “le attività dei ragazzi – ha spiegato il Comandante provinciale dei Carabinieri di Crotone Salvatore Gagliano – erano finalizzate tutte a procurarsi soldi da investire nel traffico di droga”. I Carabinieri ritengono di aver dimostrato l’esistenza di una fiorente attività di spaccio nel centro di Cutro  da parte degli arrestati. Centinaia – scrivono – le “sedie” (nome in codice delle dosi) o i “trentini” (dosi di cocaina da 30 grammi) spacciati ogni mese, per un giro di guadagno che si aggirava attorno ai diecimila euro al mese. Il rifornimento di droga sarebbe avvenuto a Gioia Tauro e in una occasione i tre si sarebbero fatti accompagnare da un minorenne (la cui posizione è al vaglio della competente Procura dei minori di Catanzaro) per agevolare l’occultamento di droga in caso di controlli delle Forze dell’ordine.

“Il gruppo – hanno spiegato gli inquirenti – pur non agendo direttamente per conto della ‘ndrangheta, si faceva forte dei cognomi “pesanti”, e alcuni di loro probabilmente giravano armati. Di qui la pericolosità di un gruppo sul quale si sta indagando anche per altri episodi accaduti nei mesi scorsi a Cutro”

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