La provincia di Crotone conta 47 bar in meno rispetto al 2019. Le attività sono passate da 436 a 389 nel 2025, con una riduzione del 10,8%. È il dato che emerge dall’analisi diffusa da Confesercenti Calabria, che segnala un progressivo ridimensionamento della rete dei pubblici esercizi nella regione.
La contrazione del Crotonese supera la media calabrese, pari al 9,7%, ma resta inferiore a quella nazionale del 14,2%. Tra le cinque province, Crotone registra il secondo calo percentuale più elevato dopo Cosenza, dove la diminuzione raggiunge il 13,3%. Seguono Vibo Valentia con il 10,7%, Catanzaro con il 9,2% e Reggio Calabria con il 2,3%.
Nel complesso, tra il 2019 e il 2025 i bar in Calabria sono diminuiti di 474 unità, passando da 4.906 a 4.432. Il fenomeno riguarda soprattutto i comuni esterni ai capoluoghi: qui si concentra circa l’86% della riduzione regionale, con 408 attività in meno. Nei cinque capoluoghi la diminuzione complessiva è invece di 66 imprese.
I dati riferiti al Crotonese riguardano l’intera provincia e non distinguono l’andamento della città di Crotone da quello degli altri comuni.
Per il presidente di Confesercenti Calabria, Claudio Aloisio, la perdita di queste attività ha conseguenze che vanno oltre l’aspetto economico. «In tanti comuni il bar non è soltanto un’attività economica. È un luogo di incontro, un presidio sociale, un punto di riferimento quotidiano», sottolinea.
La riduzione della rete, osserva l’associazione, può tradursi in minori servizi di prossimità, occasioni di lavoro e spazi di socialità, soprattutto nei centri piccoli e medi. Da qui la richiesta di interventi capaci di tenere conto delle differenze tra i territori, evitando misure uniformi per situazioni diverse.
Aloisio invita infine a non considerare la migliore tenuta della Calabria rispetto alla media nazionale come un motivo per rinviare le scelte: «Dobbiamo intervenire adesso, quando esiste ancora una rete diffusa da difendere e rafforzare».
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