Crotone,

Ndrangheta, operazione Stige: gli elementi sulla scomparsa di Gabriele De Tursi

L’operazione Stige della DDA di Catanzaro, che ha portato all’arresto di 169 persone e ha inflitto un duro colpo alla cosca Farao-Marincola di Cirò, potrebbe far luce sulla misteriosa sparizione di Gabriele De Tursi, giovane di Strongoli, sparito nel nulla con la sua moto il 5 giugno del 2013. Dalle carte “di Stige” viene fuori la notevole “influenza e pressione esercitata della famiglia Giglio sull’Amministrazione comunale di Strongoli”. Nel capitolo in cui gli inquirenti ricostruiscono l’incendio dell’auto della vicesindaco, Simona Mancuso, vengono registrate alcune conversazioni con diversi riferimenti a Gabriele De Tursi.

In riferimento alla conversazione captata il 14 maggio 2014, tra Vincenzo Mancuso (padre della vice sindaco di Strongoli) e Tommaso Pingitore, i magistrati della DDA scrivono: “Pingitore, che si mostrava conoscitore delle dinamiche interne alla cosca di Strongoli, asseriva che quando fosse uscito Salvatore Giglio, inteso Turuzzo,  alias “U Viola”, le cose si sarebbero sistemate”.

“Di estrema rilevanza investigativa, inoltre, – scrivono i magistrati – il passaggio della conversazione in cui Tommaso Pingitore chiedeva a Vincenzo Mancuso se avessero trovato la moto del ragazzo scomparso a Strongoli (chiaro riferimento a Gabriele De Tursi scomparso presumibilmente per csd. “lupara bianca” in data 5 giugno 2013). Effettivamente in data 26/04/2014 era stata ritrovata in stato di abbandono in agro di Strongoli, la moto Honda con la quale il ragazzo si era allontanato il giorno della sua scomparsa. Avuta conferma da Mancuso del rinvenimento del motociclo, Pingitore affermava: “allora ‘u filato” è in quel modo …!”. Mancuso rispondeva di sì.

È desumibile, da tali affermazioni, che i due interlocutori fossero a conoscenza delle dinamiche interne alla cosca strongolese e che verosimilmente erano alla base della scomparsa di Gabriele De Tursi. Pingitore esclamava in effetti “u filato è in quel modo” (espressione dialettale locale che si traduce in: “allora il fatto è in quel modo). Mancuso confermava. I due lasciavano così intendere di conoscere e soprattutto di aver già parlato dei fatti e motivi sottesi alle sorti dello scomparso: in questo senso, a loro dire, militava proprio il ritrovamento del motociclo”.

 Altro riferimento sulla vicenda viene fuori dalla captazione del 7 novembre 2014 nel veicolo, insieme a Francesco Capalbo c’è il sindaco di Strongoli Michele Laurenzano. Nella nota gli investigatori scrivono: “Circa la percezione dello stesso da parte dei due si consideri ancora la progr. 4589 del 13/11/2014. Nel veicolo vi è Francesco Capalbo ed il sindaco Michele Laurenzano; ad un certo punto fanno riferimento a soggetto che chiamano “Panto” che incontrano per strada (si riferiscono al noto imprenditore Pantaleone Dante Benincasa, nato a Strongoli il 12/05/1966, titolare della ditta “Nice” di smaltimento e bonifica amianto, sita in Strongoli) e Capalbo asserisce che prima o poi la cosca Giglio lo farà “sparire” così come hanno fatto qualche tempo prima ad un ragazzo di Strongoli (si riferisce a Gabriele De Tursi, risultato dalle indagini svolte vittima di lupara bianca ndr); in tal senso Capalbo riferisce che è proprio per colpa di questo imprenditore che Salvatore Giglio si sta facendo molti anni di carcere”.

Come era facile intuibile, dunque, a Strongoli ci sarebbe chi sa e conosce la storia di Gabriele De Tursi, ma nessuno ha mai parlato, nonostante gli accorati appelli della mamma Anna che, pur consapevole di non ritrovare più il figlio vivo, vorrebbe almeno riavere i suoi resti per poterlo seppellire degnamente e avere un luogo sul quale portare dei fiori e magari stringersi nel suo dolore e nel suo pianto.

Nella foto Gabriele De Tursi con la mamma Anna

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