Crotone,
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‘Ndrangheta, la Polizia sequestra beni ai Trapasso tra Crotone e Perugia

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Nell’ambito dell’azione di contrasto all’accumulazione dei patrimoni illeciti da parte delle consorterie mafiose, intrapresa dalla Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato sull’intero territorio nazionale, nella mattinata odierna, il Servizio Centrale Anticrimine e le Divisioni Anticrimine di Perugia e Crotone hanno eseguito due distinti provvedimenti di sequestro finalizzato alla confisca, emessi, ai sensi della normativa antimafia, dal Tribunale – Sezione Misure di Prevenzione di Catanzaro, su altrettante proposte formulate dal Procuratore di quel Distretto, congiuntamente ai Questori delle menzionate province.

I provvedimenti, che colpiscono contemporaneamente propaggini della ‘ndrangheta crotonese sia nei territori d’origine che nelle regioni di proiezione degli interessi dell’organizzazione mafiosa, riguardano beni, assetti societari e rapporti finanziari riconducibili, rispettivamente, agli eredi di un esponente di vertice della cosca Trapasso di San Leonardo di Cutro, deceduto nel 2020, nonché uomo di fiducia di Cosimo Commisso, capo dell’omonoma cosca di Siderno e ad un imprenditore calabrese, entrambi elementi di riferimento in territorio umbro per gli affiliati alla consorteria mafiosa e a diverse altre famiglie di ‘ndrangheta dell’area ionico – catanzarese.

I predetti sono stati tratti in arresto nel 2019, a Perugia, nell’ambito dell’operazione Infectio, condotta dalla Polizia di Stato con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, in quanto responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa, di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, alla detenzione e all’occultamento di armi clandestine, nonché di associazione finalizzata alla consumazione di una serie di reati di natura contabile o economico-finanziaria strumentali alla realizzazione sistematica di frodi in danno del sistema bancario, al riciclaggio, all’intestazione fittizia di beni e al trasferimento fraudolento di valori, aggravati dal metodo mafioso.

L’inchiesta oltre ad aver dimostrato l’operatività in Umbria della locale di ‘ndrangheta di San Leonardo di Cutro, ha consentito, tra l’altro, di accertare l’esistenza di un sodalizio criminale dedito all’infiltrazione nel tessuto economico e imprenditoriale di quella regione, che ha evidenziato, nella fattispecie, una notevole dimestichezza nel manipolare istituti societari, contabili e finanziari in modo da trarne ulteriori benefici economici.

I perni del citato complesso sistema criminale sono rappresentanti proprio dagli odierni destinatari dei provvedimenti di sequestro.

In particolare, il primo, collocato al vertice della propaggine mafiosa calabrese in Umbria, rappresentava il principale promotore e organizzatore, unitamente al figlio e al cognato, del traffico di stupefacenti introdotti in quella regione dalla Calabria, intrattenendo strutturati rapporti anche con organizzazioni criminali albanesi.