Crotone
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Maysoon: “La mia colpa è quella di voler essere una donna libera”

Noi sottoscritti Avvocati Luca Gagliardi, Vice Presidente Camera Penale di Trani, e Shady M. Alizadeh, del Foro di Trani, difensori della signora Majidi Maysoon,il primo giusta nomina agli atti, essendo già stato nominato altro difensore, la seconda quale coadiutrice e delegata processuale dell’avv. Gagliardi, precisando di aver ricevuto mandato difensivo solamente lo scorso 6 febbraio, a fronte di un fermo avvenuto il 31 dicembre 2023 e un’udienza di convalida e applicazione della misura cautelare in carcere tenutasi il successivo 3 gennaio 2024 viste le innumerevoli notizie di stampa che sino ad oggi si sono succedute, precisano quanto segue.
In riferimento all’udienza tenutasi ieri 26 marzo 2024 presso il Tribunale di Crotone e relativa all’incidente probatorio richiesto dalla Procura (come stabilito dal codice di procedura penale) che ci ha visto presenti, si evidenzia che è nostro interesse, come argomentato a verbale, verificare le testimonianze delle due persone che si pensa abbiano accusato Maysoon, al momento dello sbarco, quando le stesse erano stremate dal lungo viaggio, forse affamate e disidratate e comunque spaventate dal vedersi interrogate da persone in divisa, con il terrore di essere o arrestate o peggio rimpatriate.
Proprio per questa ragione, non appena ricevuta la nomina e ottenuta (mai richiesto prima da alcuno) la copia integrale del fascicolo processuale (rectius delle indagini fino ad allora espletate e copia del verbale del fermo e successiva udienza di convalida e attuazione della più estrema delle misure cautelari) si è presentata richiesta di scarcerazione, pur sapendo che a ciò osta il dettato normativo del testo unico sull’immigrazione, ma al fine di ottenere un quadro completo dell’indagine, e ci si è attivati per indicare circostanze apprese dall’ascolto di persone presenti sulla barca e quindi fatti nuovi e trovare i riferimenti anagrafici precisi degli “accusatori” oltre che i loro domicili.
Al ricevimento dell’ordinanza di fissazione dell’udienza destinata all’espletamento dell’incidente probatorio, si è, nella necessaria collaborazione con le altre parti – Procura ed Ufficio del Gip -, ma anche per evitare la cristallizzazione delle accuse ottenute senza il contraddittorio della difesa e senza che si possa, per la mancanza di registrazioni video o audio, verificare quanto detto in lingua originale, provveduto a depositare tutta la documentazione necessaria sia ad individuare correttamente i nomi dei testimoni di accusa, sia, almeno per uno, il domicilio con indicazione certosina dell’alloggio.
Si è quindi richiesto che l’ascolto avvenisse nelle forme della rogatoria internazionale con indicazione alla GDF di provvedere alla notifica con le modalità tecniche previste dalla riforma Cartabia ed inserite nell’art. 276 cpp.
Appreso in apertura di udienza che la GDF aveva lo scorso 22 marzo, data del provvedimento con cui il GIP approvava le nostre richieste, provveduto all’inoltro della notifica ma che non aveva potuto depositare la prova dell’avvenuta notifica nelle mani del teste di accusa, pur avendo indicato sia la correttezza dell’indirizzo sia per informazioni raccolte dalla struttura in cui è ospitato il teste la presenza di questi, su opposizione del Pubblico Ministero di udienza di provvedere sul momento a una video chiamata al numero di cellulare appreso dalle ricerche effettuate da noi difensori, si è provveduto a redigere verbale con l’ordine del GIP di notificare al corpo di polizia estero più vicino il verbale con

l’indicazione prevista dall’art 133 bis cpp in relazione al successivo art. 133 ter per disporre da una caserma e previa identificazione della persona l’ascolto a distanza.
Pertanto, l’udienza proseguirà il prossimo 3 maggio 2024.
I sottoscritti difensori ci tengono a evidenziare tutta la loro frustrazione per non poter maggiormente incidere su questa fase processuale e dimostrare l’innocenza dei propri assistiti e nel caso specifico di Maysoon Majidi che ci ha espressamente riferito che se deve essere detenuta in Italia da innocente e senza riuscire a capire quali accuse le sono mosse, preferisce affrontare il carcere o pene maggiori in Iran dove conosce la propria colpa che è quella di essere DONNA E DI VOLER VIVERE LA PROPRIA VITA DA PERSONA LIBERA.
Il desiderio di libertà la ha portata a essere un’attivista per i diritti umani e quindi condannata dal regime teocratico iraniano.
La norma come modificata dal Decreto-legge denominato Cutro (in memoria dei tragici fatti lì accaduti), infatti, predilige una presunzione di colpevolezza invece che la PRESUNZIONE DI INNOCENZA prevista nel nostro ordinamento, che dovrebbe accompagnare chiunque cittadino italiano o meno.
La convalida del fermo e l’applicazione della misura cautelare avvengono in un momento in cui non si ha esatta percezione della lingua parlata dall’indagato, con un traduttore che comprende quello che viene detto e che dovrebbe spiegare difficoltosi precetti giudiziari a una persona che, dopo giorni di viaggio stipato in barchini, con la possibilità di morire in ogni istante, denutrito e disidratato, si vede ammanettato e portato davanti a un giudice, assistito da un avvocato che nel 99 % dei casi non può interloquire direttamente e che non sa come attingere elementi utili per adire il Tribunale del riesame o chiedere (al di là delle ostatività del già citato art 4 bis) misure cautelari alternative alla detenzione in carcere.
E i successivi passaggi previsti dal nostro codice non sono meno formali e privi di una vera possibilità di ristabilire la verità.
In quasi tutti i casi il Pubblico Ministero, alla luce delle “”testimonianze”” raccolte dalla polizia giudiziaria al momento dello sbarco, chiede al GIP l’espletamento di un incidente probatorio utile ad ascoltare le persone sentite sommariamente, ma sufficienti per l’applicazione della più grave delle misure cautelari- L’udienza fissata per tale incombenza mesi dopo i fatti prevederebbe che le forze dell’ordine delegate alla notifica ritrovino i cittadini stranieri ascoltati sommariamente, quando gli stessi sono ormai irreperibili o hanno chiesto asilo in altri stati, da cui, per il dettato normativo della convenzione di Dublino, non possono allontanarsi.
Senza una richiesta di rogatoria internazionale al GIP le testimonianze raccolte in situazioni di assoluta precarietà giuridica diventano pietre angolari dell’accusa. Senza la possibilità del difensore di scalfirle.
Difensore che ove voglia svolgere il proprio mandato difensivo ricercando lui i testimoni (non quelli già sentiti sic!!) utili alla ricostruzione dei fatti, ha il limite di non poter svolgere indagini all’estero e quindi dovrà sollecitare il Pubblico Ministero affinché avvii procedimenti di raccolte delle prove anche in favore dell’indagato come previsto sia dalla Carta Costituzionale, sia dai codici di riferimento.

Questo perché non vi è modo, neanche per esigenze di giustizia e ai fini processuali, per la parte privata di estendere i propri poteri difensivi oltre i nostri confini.
Confidiamo, pertanto, di riuscire con tutti i mezzi messi a disposizione dalle nostre leggi di provare l’innocenza di Maysoon e, rispettando la sua volontà di aiutare il prossimo, aprire un serio dibattito penale e politico sul decreto-legge Cutro e sulle possibilità di difesa processuale.
Avv. Shady M. Alizadeh Avv. Luca Gagliardi

 

(immagine di repertorio)