Crotone,
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Lupo a Crotone, ecco come comportarsi, l’esperto: “Evento meno raro di quello che sembra”

Il lupo avvistato nella zona della stazione di Crotone

“A riguardo dei recenti avvistamenti di lupo in aree periurbane (come quello di ieri a Crotone ndr) è importante fare alcune precisazioni che possano evitare inutili allarmismi e riportare questo fenomeno ad una sua reale dimensione. Va anzitutto detto che non sussistono pericoli reali di aggressione nei confronti dell’uomo, ma è piuttosto vero il contrario; l’uomo non rappresenta una preda per il lupo, ma anzi è visto come una minaccia da evitare a tutti i costi; di fatti si stima che solo il 6% dei decessi registrati nella popolazione di lupo è riconducibile a cause naturali, mentre gli incidenti stradali e azioni di bracconaggio rappresentano la prima causa di morte del lupo in Italia”.

A parlare in esclusiva per CrotoneNews è Giacomo Gervasio, tecnico naturalista e presidente della società cooperativa Greenwood che da molti anni offre supporto tecnico-scientifico a Enti Parco e Istituti Universitari per varie tipologie di studio o monitoraggio ambientale. Gervasio e Greenwood dal 1999 studiano in particolare le popolazioni di lupo in Calabria e non solo, ed è attualmente impegnato in un progetto pluriennale di monitoraggio dei branchi di lupi residenti nell’area del Parco Nazionale della Sila.

“La sporadica presenza di esemplari di lupo in aree semi urbanizzate, come nel caso di ieri alla periferia della città di Crotone, – continua Giacomo Gervasionon deve suscitare stupore, ed è un evento più comune di quanto si pensi; in realtà nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di individui giovani in fase di dispersione.

I lupi sono animali sociali e vivono in branchi, costituiti da una coppia i cui figli restano con i genitori finché non decidono di allontanarsi alla ricerca di un compagno o di una compagna con la quale colonizzare un territorio libero e fondare un nuovo branco.

In questa fase, in poco tempo, possono viaggiare centinaia di chilometri ed è proprio in questa delicata fase di dispersione che si registrano alti livelli di mortalità tra i giovani lupi, privi della sicurezza del branco ed esposti a svariati pericoli.

Per quanto possibile in casi di avvistamenti fortuiti sarebbe, dunque, utile evitare atteggiamenti troppo invasivi nei confronti di un animale selvatico già probabilmente stressato in un ambiente non particolarmente consono alle sue esigenze ecologiche.

Attualmente, per la concausa di diversi fattori, si sta osservando un trend popolazionistico positivo a livello nazionale con la ricolonizzazione di aree precedentemente abbandonate dalla specie. È quindi probabile, grazie anche all’elevata capacità di adattarsi del lupo, che avremo in futuro ulteriori momenti di osservabilità anche in aree che noi idealmente riteniamo non particolarmente vocate.

Momenti comunque rari ed emozionanti che dovremo vivere nella consapevolezza dell’importante valore ecologico della specie”.

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