Bologna,

La ‘ndrangheta in Emilia è una holding criminale, una multinazionale del delitto

Una udienza del processo Aemilia

Una holding criminale, una multinazionale del delitto. Così i giudici della Corte di Appello di Bologna definiscono l’associazione ‘ndranghetistica al centro del processo ‘Aemilia’ nelle 1.400 pagine della sentenza in abbreviato, che aveva confermato in gran parte la decisione di primo grado per 60 imputati, con condanne fino a 15 anni. “Il progressivo innalzamento di livello dell’associazione – si legge – si rendeva ancora più evidente con il sempre più ampio e professionale inserimento dei sodali nel mondo degli affari sino a condurre alla formazione di una vera e propria holding criminale di rilievo internazionale”. In cui “lo spietato e brutale sistema di approccio degli anni ’90” cede il posto ad uno “più sottile”, con metodi ‘mascherati’ sotto l’apparenza di un’attività imprenditoriale attiva in vari settori e “a tutto campo” nel mondo dell’edilizia, dei trasporti, dei rifiuti e movimento terra, dei quali il sodalizio calabro-emiliano assumeva in breve tempo il sostanziale monopolio”.

Secondo la sentenza la ‘ndrangheta emiliana è una criminalità organizzata che, nel corso degli anni, “pur manifestando costantemente la propria presenza in Emilia con numerosissimi episodi intimidatori e fatti di sangue, mostrava la propria potenza organizzativa con una peculiare capacità reattiva e sapeva al contempo operare sempre più a 360 gradi, con una sorprendente abilità mimetica per meglio infiltrarsi
nel tessuto economico imprenditoriale sano della regione”. Il gruppo capeggiato da Nicolino Sarcone, condannato a 15 anni, pur mantenendo un legame con la “casa madre” calabrese, e in particolare con il boss Nicolino Grande Aracri, aveva “piena autonomia decisionale sugli affari da concludere”. Grande Aracri era infatti sempre informato degli affari trattati al nord o anche all’estero, oltre che uno dei principali se non l’unico finanziatore del business e a lui andava una percentuale dei profitti. Non era tuttavia da lui, osservano i giudici “che dipendeva l’ideazione o la decisione di quali imprese assoggettare in Emilia né di quali occasioni economiche sfruttare o creare”.

(Ansa)

Tag:, ,

Aurum