Crotone,
Tempo di lettura: 2m 50s

Indispensabili, ma invisibili: i 140 “lap” della Abramo di cui nessuno parla

La vertenza Abramo, con tutte le umiliazioni che continuano a vivere i lavoratori, che ormai non prendono pace da due anni, è ormai diventata un tema tanto attuale quanto drammatico. Ma la vicenda è complessa e presenta diverse sfaccettature: essere diventato un colosso nel mondo del contact center nel giro di pochi anni ha fatto crescere il gruppo in maniera esponenziale, con contratti di lavoro diversi, pur essendo identiche le mansioni. Dai quelli a tempo indeterminato, ai determinati, dagli “stage” con il contributo della Regione per finire ai tanto famosi Lap, i lavoratori a progetto.

Ed è di quest’ultimi che oggi bisogna parlare. Perché, da sempre, sono “gli invisibili”, voci alla cornetta ma senza voce e peso specifico per i propri diritti. Perché sono sempre stati indispensabili, ma trascurabili. Fondamentali, ma non considerati alla stregua degli altri. Lavoratori di Serie B. E chi dice il contrario mente sapendo di mentire. Non lo sono per il fatturato, ovviamente. Perché da quello che si vocifera quello era (ed è tuttora) il reparto che “margina” di più. Che porta più guadagno. Ma con contratti a progetto. Il progetto, appunto. Forme contrattuali nate con l’obiettivo di iniziare un nuovo segmento nel mondo lavorativo per poi, in un tempo più o meno breve, valutare se può essere sostenibile per determinarsi anche nei confronti di chi quel “progetto” lo ha accettato. Parliamo di 140 persone.

Ma può questo durare in alcuni casi dieci, undici anni? Possono dei lavoratori avere un contratto rinnovato di mese in mese per tutto questo tempo? E di che progetto stiamo parlando? Lo scarco su un nuovo pianeta? Il lavoro è sempre quello. Potrebbe venir facile dire “sono loro che hanno accettato queste condizioni”. Semplice, vero? Ma in una terra dove per un posto di lavoro senza santi in paradiso bisogna ancora sperare nel politicchio di turno, candidarsi a consigliere comunale per portare acqua ai mulini della mangiatoia e pregare in quel posticino, per poi essere debitori a vita, è facile per gente perbene trovare un’alternativa? No, assolutamente no.

Il tema torna di attualità oggi perché la priorità è quella di “salvaguardare il perimetro occupazionale”, tutto. Compreso, più che giustamente, quello “staff indiretto” che non appartiene a commesse specifiche e che quindi verrebbe escluso dalle clausole sociali in caso di cambio appalto. Ma mai, e dico mai, si è sentito parlare dei lap, dei lavoratori con il progetto che dura da dieci anni. Indispensabili, ma invisibili.

Anche loro “vanno salvati”, tutelati. Perché se sono in questo schifo da anni la colpa non può essere loro, ma di chi, e parlo di tutti, da sempre convive con questo sistema che si arricchisce sulle spalle dei lavoratori.

I loro impegni, i loro figli, le loro famiglie e anche le loro serate in pizzeria… perché no, non sono da meno di chi è diventato dipendente a tempo indeterminato, a volte solo per aver mandato il curriculum una settimana prima rispetto a loro. Quindi, che si inizi a parlare anche di loro. Seriamente. Tutti, nessuno escluso.