Arrivano le conferme della Corte di Cassazione nell’ambito dell’inchiesta “Jonny”, una delle più importanti operazioni giudiziarie condotte negli ultimi anni contro la ’ndrangheta calabrese e, in particolare, contro la cosca Arena di Isola di Capo Rizzuto.
A seguito delle condanne divenute definitive per numerosi imputati coinvolti nel procedimento, i Carabinieri della Tenenza di Isola di Capo Rizzuto hanno dato esecuzione agli ordini di carcerazione nei confronti di alcuni soggetti ritenuti legati al clan Arena. Nei giorni scorsi sono stati tradotti in diversi istituti penitenziari della regione L. R., 65 anni, L. V., 35 anni, A. G., 59 anni, e A. P., 33 anni.
I quattro, già detenuti in passato e successivamente rimessi in libertà per decorrenza dei termini cautelari, dovranno ora scontare la parte residua della pena in carcere.
L’operazione “Jonny” era scattata nel maggio del 2017 sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, allora guidata da Nicola Gratteri. L’inchiesta aveva fatto luce sul controllo esercitato dalla cosca Arena su ampi settori dell’economia e del territorio di Isola di Capo Rizzuto, ricostruendo un sistema ramificato di interessi illeciti.
Uno dei capitoli centrali dell’indagine ha riguardato la gestione del Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo di Isola di Capo Rizzuto. Secondo quanto emerso dalle attività investigative, una parte consistente dei fondi pubblici destinati al Cara sarebbe stata distratta attraverso un sistema di subappalti e società riconducibili o vicine alla cosca. Dei circa 103 milioni di euro stanziati dallo Stato tra il 2006 e il 2015, oltre 36 milioni sarebbero finiti nella disponibilità del clan.
Le indagini avevano inoltre documentato gli interessi della cosca nel settore delle scommesse online e delle slot machine, oltre al controllo esercitato sul tessuto economico locale attraverso estorsioni, imposizione di forniture e condizionamenti nei confronti di attività commerciali e strutture turistiche.
L’operazione, condotta da Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza, aveva portato complessivamente a 110 arresti e al sequestro di beni per un valore superiore agli 84 milioni di euro.
Con le pronunce della Suprema Corte, per diversi imputati coinvolti nell’inchiesta arriva ora la fase dell’esecuzione definitiva delle pene.
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