Crotone,
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Il 25 giugno è ogni giorno, Dodó è un martire che non abbiamo saputo proteggere

Il 25 giugno è una ferita che sanguina ogni giorno. Scriveva così, l’anno scorso, il nostro direttore Bruno Palermo. Il 25 giugno è il giorno in cui Dodò Gabriele è stato strappato all’amore dei genitori, persone forti, fortissime. Ma pur sempre un uomo e una donna (eccezionali) che continuano a soffrire.

Eravamo insieme in quella serata io e Bruno, eravamo stati prima a ridere e scherzare su un altro campo di calcetto. Poi la chiamata. Abbiamo raggiunto i campetti, guardando un carabiniere che conoscevamo abbiamo capito che, oltre alla vittima, c’era qualche altra cosa di grave che era successa.

Mai, però, avremmo pensato a un bambino. Mai, avremmo pensato a Dodò. Abbiamo avuto l’onore di conoscere Giovanni e Francesca, rimanendo stupefatti dal loro esempio. A un anno esatto da quella giornata terribile siamo tornati sullo stesso campo, per non rendere vano il sacrificio (perché di questo si è trattato) di un bambino che voleva solo correre qualche minuto dietro una palla, insieme ai “grandi”.

Abbiamo provato a giocare, scherzare. Ma è inutile nasconderlo, con magone nello stomaco. Dodò è un martire. E Dodò continua a vivere in ogni singola persona che grazie a lui, a Giovanni e a Francesca, hanno imparato almeno una cosa utile per la loro vita. Non è retorica, è cosi. Per un genitore è difficile, quasi impossibile sopravvivere. Vanno avanti per lui e quando i ricordi mordono l’anima bisogna solo avere rispetto del dolore. Il 25 giugno è una ferita che sanguina ogni giorno: noi possiamo solo cercare di creare le condizioni per non vivere mai più quei giorni.