Crotone,

Ieri l’inchiesta Jonny a “Presa diretta”: gli affari della cosca Arena nelle scommesse e nelle slot machine

Il colonnello Emilio Fiora

L’inchiesta Jonny a “Presa diretta” la trasmissione di Rai3 ideata e condotta da Riccardo Iacona. Ieri sera è andata in onda la puntata della famosa trasmissione di inchiesta dedicata a “Gioco d’azzardo per tutti, grandi e bambini”, e dal titolo “Vizio di Sato“. Ed è proprio questa parte dell’inchiesta Jonny che è stata approfondita all’interno della trasmissione con interviste al magistrato della DDA di Catanzaro, Vincenzo Capomolla, e al comandante provinciale della Guardia di Finanza di Crotone, colonnello Emilio Fiora. Nel corso della puntata si è parlato dei legami della ‘ndrangheta, in particolare della famiglia Arena di Isola Capo Rizzuto, con Malta e con il responsabile della Centurionbet, Francesco Martiradonna. Il colonnello Fiora ha lasciato intuire che possano esserci ancora delle indagini in corso visto che alcune società coinvolta potrebbe aver continuato la propria attività nel gaming.

Tra i vari filmati, è stato mostrato anche un uomo incappucciato delle Forze dell’Ordine che ha raccontato come centinaia di migliaia di euro venissero tranquillamente trasportati da Crotone ad altre località e come in un caso nella borsa della moglie di uno degli indagati siano stati trasportati 110 mila euro in contanti. Il pacco era talmente grande che la donne ebbe difficoltà ad estrarlo dalla sua borsa.

“Francesco Martiradonna è stato condannato con rito abbreviato a 11 anni e 4 mesi dal gup di Catanzaro, Carmela Tedesco, nell’ambito dell’operazione “Jonny”. È quanto riporta la Gazzetta del Mezzogiorno. Si tratta dell’inchiesta che a maggio 2017 aveva scardinato il clan Arena facendone emergere gli interessi sul centro di accoglienza dei migranti di Isola Capo Rizzuto. Nel corso delle indagini era emerso anche un intricato intreccio architettato dalla criminalità organizzata nel settore del gaming – in particolare nella raccolta delle scommesse on line e nel noleggio degli apparecchi – con ingenti profitti per la cosca, che agiva attraverso la società Kroton Games. È in questo contesto che si svolge la vicenda di Martiradonna a cui è stato contestato il concorso esterno in associazione mafiosa: il bookmaker maltese Centurionbet riconducibile a Martiradonna avrebbe collaborato con la Kroton Games degli Arena, cui avrebbe messo a disposizione la propria piattaforma informatica e i «totem» per la raccolta delle scommesse. Per questo il barese era dapprima finito in carcere, quindi ai domiciliari, infine (nello scorso gennaio) aveva ottenuto il ritorno in libertà con il divieto di dimora in Calabria. Ma nel frattempo, a novembre 2018, è stato nuovamente arrestato nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Bari sulle scommesse: Martiradonna era finito in carcere insieme ai fratelli Mariano e Michele e al padre Vito (ritenuto lo storico cassiere dei clan della città vecchia), anche in questo caso con l’accusa di aver operato tramite la Centurionbet generando scommesse per un miliardo di euro grazie a una catena di società residenti in paradisi scali”. (RED/Agipro 19 giugno 2019)

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