Crotone
Tempo di lettura: 2m 57s

Giovedì a Crotone un presidio a sostegno di Maysoon

Il 10 maggio, alle 9.00, saremo al tribunale di Crotone, dove si terrà la seconda udienza del processo che vede imputata MaysoonMajidi.

Già il 26 marzo scorso c’era stata un’iniziativa di protesta al carcere di Castrovillari, sostenuta da persone indignate per la surreale reclusione subita dalla regista e attivista curdo-iraniana, in cella dal 31 dicembre del 2023, con l’accusa di essere una scafista. 

Il caso di Maysoon non è l’unico. In Calabria c’è un’altra donna, Marjan Jamali,  reclusa dal 27 ottobre 2023 in un altro carcere, quello di Reggio, con la stessa accusa e ci sono anche due minorenni, ‘scafisti’, nel carcere minorile di Catanzaro, il kazako Mukamadi Mukammad e l’egiziano Hamdi Ebebawi.

È noto che chi intasca i soldi, decine di migliaia di euro per questi viaggi, non parte, non corre il rischio di morire in mare, resta in Libia, o da qualche altra parte, ad organizzare comodamente i suoi traffici; mentre è chi si trova a corto di soldi che, pur di intraprendere quel viaggio per approdare ad una vita migliore, potrebbe accettare di mettersi al timone. Non si tratta di spietati traghettatori che lucrano sulla pelle di persone in fuga, al contrario di vittime di un sistema che produce profughi, viaggi a rischio, morti.

 

L’ingiusta reclusione di Maysoon è un caso paradigmatico per comprendere meglio anche l’insensatezza e la pericolosità del Decreto Cutro, nato dopo la tragica morte, in Calabria, di 94 migranti, lasciati in balia delle onde, senza rispondere alle richieste di soccorso, tanto che la Procura di Crotone, nei mesi scorsi, ha iscritto nel registro degli indagati tre ufficiali della guardia di finanza per mancato soccorso. Dopo questa tragedia, il governo Meloni riunisce proprio a Cutro il Consiglio dei Ministri e da lì fa passare il famoso decreto Cutro, che sancisce l’ennesima riduzione dei diritti umani e spiana la strada alla carcerazione facile ed ingiusta. Nel frattempo, durante il processo per la strage di Cutro, alcuni sopravvissuti  hanno dichiarato che sono stati indotti dalle forze dell’ordine a indicare come scafisti delle persone che non lo erano. Questo rappresenta un caso che aiuta a capire come vengono forzati i vincoli della verità pur di ‘’produrre colpevoli scafisti’’.

 

Per fortuna, ci sono alcuni spiragli in questa feroce produzione di trappole per migranti-finti scafisti. Il 4 aprile, al tribunale di Ragusa, il Collegio giudicante ha assolto tre migranti dall’accusa di essere degli scafisti: uno dei tre migranti per non aver commesso il fatto e gli altri due perché le loro azioni erano dettate dallo ‘’stato di necessità’’.  La sentenza ha così messo fine ad una lunga ed ingiusta reclusione risalente agli sbarchi del maggio 2017 a Pozzallo. Lunghi anni di carcerazione che si sarebbero potuti evitare. La speranza è che questa sentenza, così come le altre che ci sono state, aiutino a ristabilire un minimo di giustizia là dove sembra proprio mancare.  

Comitato Free Maysoon # non chiamatele/i scafiste/i