Crotone,
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Due anni fa l’omicidio Parretta, la sorella: “Quel giorno siamo morti anche noi e siamo abbandonati dallo Stato”

Giuseppe Parretta

Riceviamo e pubblichiamo

“Mio fratello ucciso il 13 Gennaio 2018!

Io uccisa, dall’indifferenza di chi avrebbe dovuto tutelare me e Paolo, lo Stato!

Ho dovuto diventare improvvisamente adulta quel maledetto pomeriggio.

Ho visto morire mio fratello tra le nostre braccia con lo sguardo ormai perso nel vuoto, mi ha cresciuta come se fossimo due gemelli, uniti da un unico dolore quello di essere orfani di padre.

Quegli spari mi rimbombano nelle orecchie e la faccia dell’assassino mi compare davanti ogni notte, io sono morta in quel momento, noi siamo morti, completamente.

Condanno lo Stato e chi lo rappresenta ai vertici per il modo in cui siamo trattati noi le “vittime invisibili”.

Due anni di assurdo silenzio.

Vedo mia madre battersi con quella forza che non ha più, Per reagire alla violenza più grande che una donna può subire, veder uccidere il proprio figlio per colpire te ed il tuo lavoro e i tuoi valori.

L’ho vista salvare tante donne in associazione, usciva di notte, si organizzava con l’equipe di salvataggio, e le portava tante volte a casa nostra.

Estranee con minori, che vivevano a nostre spese.

Per giorni e a volte settimane, finché non trovava un posto dove poter essere al sicuro.

Mia madre mi ha insegnato il coraggio l’amore verso il prossimo e la legalità.

Ho assistito a tanti attentati alla sua persona e all’associazione per aver calpestato i piedi di tanti uomini del malaffare e tante volte ho avuto paura per la sua vita, pon per la nostra.

Oggi ho paura anche di questo, Ho paura di essere perseguitata, aggredita.

Ma non per quello che ha fatto mia madre, perché sono fiera di lei e un giorno spero di diventare invincibile come lei. Un esempio da seguire!

E se sarà necessario di morire da eroe come mio fratello, noi giovani abbiamo il dovere di cambiare tutto ciò che gli adulti ci hanno distrutto, gli ideali, i valori i sogni.

Ho paura per me e per tutti noi, per quel futuro che mi è stato strappato e che lo Stato non ha saputo restituirmi, aspettavo risposte negli occhi di mia madre, mi sarei aspettata appoggio immediato da Enti istituzionali per far riaprire subito il centro, pensavo ci avrebbero dato un’altra sede per ricominciare a respirare e per non farci rischiare ancora la vita, ed invece nulla, il silenzio più assurdo.

Lo stato è incapace di dare sicurezza alle famiglie perché io non l’ho avuta, sono passati due anni dalla morte di mio fratello.

Non esiste nessun progetto di affiancamento per le vittime di reato.

Nessuno sportello, nessun progetto Dafne, nulla!

Chi mi restituirà il mio futuro?

Da dove devo ricominciare?

Signor presidente ecc. mio fratello si è sacrificato per la sua famiglia.

Morto da eroe, da martire, ma non ho letto nessun suo invito, non ho visto nessuna medaglia, eppure mia madre ha combattuto contro nomi importanti, mafiosi e criminalità organizzata.

Ha avuto 12 attentati, eppure ci avete abbandonati.

Ma di quale legalità voi mi parlate?

Io ho capito cos’è la legalità. Con i successi di mia madre.

Arrivavano distrutte le donne in associazione e lei le trasformava.

Non è stato sbagliato salvare vite umane.

È stato sbagliato lasciare uccidere mio fratello.

Per uno Stato che non tutela i propri giovani e la legalità”.

Benedetta Parretta presidente associazione “Ad un Passo da te-Giuseppe Parretta”, figlia di Caterina Villirillo presidente associazione “Libere Donne”