Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere Daniela Rossato, 60 anni, e Nicola Giglio, 28 anni, arrestati nell’ambito dell’inchiesta sulla scomparsa e sul presunto omicidio di Salvatore Giglio, il sessantanovenne di Cutro del quale non si hanno più notizie dal settembre 2024. Secondo l’accusa, l’ex moglie e il figlio avrebbero ucciso l’uomo e ne avrebbero occultato il corpo, che non è stato ritrovato.
Assistiti dagli avvocati Luigi Colacino e Pietro Funaro, i due hanno scelto di non rispondere alle domande della giudice per le indagini preliminari, in attesa che la difesa possa esaminare integralmente gli atti. Gli interrogatori di garanzia si sono svolti nei rispettivi istituti penitenziari: a Castrovillari per Rossato e a Crotone per Giglio.
La gip ha respinto la richiesta di arresti domiciliari per Nicola Giglio, confermando la custodia cautelare in carcere. Si è invece riservata la decisione sull’analoga istanza avanzata per Daniela Rossato.
Al centro della ricostruzione investigativa ci sarebbero i rapporti familiari e le scelte patrimoniali del sessantanovenne. Nell’ordinanza, la giudice ipotizza un piano maturato nel rancore nei confronti dell’uomo, che avrebbe avviato la dismissione del proprio patrimonio immobiliare senza informare i familiari.
La scomparsa risale al 21 settembre 2024. Quattro giorni dopo, l’ex moglie aveva denunciato un allontanamento volontario, prospettando la possibilità di una fuga con un’altra donna o di un ritiro spirituale. Le indagini dei carabinieri del Comando provinciale di Crotone hanno però seguito una pista diversa.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le immagini di videosorveglianza mostrerebbero Salvatore Giglio rientrare in casa alle 12.08 del 21 settembre, seguito subito dopo dall’ex moglie e dal figlio. Non risulterebbe documentata una successiva uscita dell’uomo.
Per l’accusa, dopo l’omicidio il corpo sarebbe stato trasportato in automobile e gettato nel fiume Tacina. Tra gli elementi raccolti figurano i dati Gps dell’auto di Rossato, dai quali emergerebbero tre spostamenti notturni nell’area del presunto occultamento. La donna li avrebbe giustificati come tentativi di cercare l’ex marito.
Gli investigatori hanno inoltre rilevato acquisti di acido muriatico e candeggina, sostanze che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero state utilizzate per ripulire il luogo del delitto. Le responsabilità dei due indagati restano da accertare nel procedimento.
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