Crotone,

Crotone, morire a 16 anni di violenza e indifferenza

Archivio

Sono stata a lungo combattuta sull’opportunità o meno di scrivere questa notizia. E ancora adesso non sono del tutto sicura di aver fatto la scelta giusta. Per questo sento la necessità di spiegarne la ragione.
La ragazzina che a 16 anni aveva tentato il suicidio, probabilmente anche a causa dei maltrattamenti di cui è accusato il padre e ai quali aveva per anni assistito in famiglia, è morta. Dal giorno in cui aveva deciso di porre fine alla sua vita, era ricoverata in condizioni gravissime in un istituto specializzato. Da quel suo gesto disperato erano partite le indagini che avevano portato all’arresto dell’uomo, ed alla scoperta di un inferno familiare di cui, però, erano a conoscenza già in molti. Questa mattina il suo cuore si è fermato, a compiere definitivamente una tragedia che dovrebbe fermare per un attimo le vite di noi tutti.
E allora…scriverlo o non scriverlo? Lasciarla andare finalmente serena, facendo scendere il silenzio sul dolore immenso dei suoi familiari, vittime due volte? O raccontare la sua storia, innalzandola a simbolo di una tragedia che ancora troppo colpevolmente sottovalutiamo tutti?
Ho scelto la seconda via, perché la storia di questa piccola donna è un pugno dritto sui denti, in un periodo in cui sembriamo fare una fatica enorme ad interessarci di ciò che accade ad un palmo dal nostro naso. E la tragedia di una bambina che a 16 anni perde ogni speranza, e preferisce la morte ad una vita che non riesce a sognare migliore, forse è il pugno giusto per scuotere struzzi, indifferenti e complici. I legislatori, per cui i maltrattamenti continuano ad essere di fatto reati minori; le forze dell’ordine, che solo ora iniziano a dare il giusto peso all’emergenza; la magistratura, che troppo spesso sceglie di non usare il pugno di ferro; gli Enti pubblici, a cui non interessa costruire le reti di protezione necessarie; le scuole, che non sanno o non vogliono cogliere le richieste d’aiuto. Ma soprattutto la gente, i cittadini, quelli che volgono lo sguardo altrove, che ancora giustificano o sminuiscono i comportamenti violenti, e che come tali se ne rendono complici. Quei cittadini che sui social continuano a manifestare solidarietà all’uomo arrestato dalla Polizia perché fermato con una pistola col colpo in canna mentre stava andando dalla sua ex compagna, come lui stesso avrebbe detto agli agenti. “Una brava persona” fino al terzo grado di giudizio, certo, ma tra i commenti che lo definiscono tale non ne ho visto nessuno che chiedesse perché mai “una brava persona” dovrebbe recarsi dalla ex compagna con una pistola pronta a sparare.
Ecco perché alla fine ho scelto di raccontarla questa storia, per avere l’illusione che l’atroce suicidio di una ragazzina di 16 anni possa servire a qualcosa.

Tag:, ,

Aurum