Crotone,

Crotone, in migliaia ai funerali di Giuseppe Parretta. Don Serafino Parisi: “Serve una ribellione morale. Le forze sane escano dall’indifferenza”

Una città intera si è fermata oggi. Crotone è stata colpita al cuore, ancora una volta. Negozi chiusi, saracinesche abbassate, un fiume di gente al corteo funebre e altrettanta nella Basilica cattedrale e lungo le vie intorno a piazza Duomo. Una folla silenziosa e piangente, migliaia di persone. Tutte a piangere Giuseppe Parretta, il ragazzo di 18 anni ucciso a colpi di pistola il pomeriggio di sabato scorso dalla furia omicida di Salvatore Gerace, 57 anni, pregiudicato e dirimpettaio della famiglia di Giuseppe. Il ragazzo ha fatto da scudo alla sua famiglia e alla sua fidanzata, affrontando Gerace che gli ha sparato quattro volte colpendolo alla coscia, al petto, alla spalla e ad un fianco. “Giuseppe è morto da eroe”, come hanno scritto i suoi amici su alcuni striscioni, ma ha anche vissuto da eroe in mezzo a mille difficoltà e ne era uscito alla grande. Studiando, lavorando, aiutando la mamma Katia e i suoi fratellini. Oggi è stato il giorno del grande dolore per Crotone e nella Basilica sono risuonate pesanti e forti le parole di don Serafino Parisi, parroco del centro storico (dove abita la famiglia di Giuseppe), che ha concelebrato la santa messa insieme a tutti i sacerdoti delle parrocchie della città

Don Serafino nella sua omelia ha parlato di “ribellione morale. Una ribellione che deve preludere alla presa di coscienza collettiva, che a sua volta deve fare emergere le forze sane fino ad oggi barricate nella rassegnazione figlia dell’impotenza”.
“Crotone – ha detto il parroco, più volte interrotto dagli applausi della folla – ha deciso di fare i conti con questa dura realtà che ci ha scossi e qui sta affermando che non è possibile e non è giusto fare pagare tutto l’amaro conto ai famigliari di Giuseppe.
Liberiamoci dai retaggi passati nei quali amiamo cullarci, per questo credo che quello di oggi non è tanto un momento catartico, quanto una reazione di rigetto in un corpo malato che vuole ancora lottare e guarire. Ma per guarire c’è bisogno di una insurrezione delle coscienze per dire basta a questa barbarie e a tutte le forme di barbarie e di degrado. L’uomo, il cristiano, il credente ha la forza di dire no. La redenzione, il riscatto, però, richiedono il nostro impegno responsabile, passando dalla rassegnazione atavica, dalla atarassia dell’indifferenza, all’impegno, un impegno concreto.  Gesti come quello che ha portato alla morte di Giuseppe accadono nella desolazione più piena in un tessuto sociale che si è sbriciolato”.

Poi don Serafino ha paragonato la mamma di Giuseppe a Maria, e come lei sotto la croce anche Katia ha visto morire suo figlio davanti agli occhi.

Il corteo funebre ha sfilato per le principali vie della città, dovendosi più volte fermare per via delle migliaia di persone e dei tanti applausi con cui i crotonesi hanno voluto salutare il giovane Giuseppe.

Commozione e rabbia anche negli occhi dei tanti giovani che sono venuti a salutare Giuseppe e che dopo la messa, sul sagrato della Cattedrale, hanno voluto raccontare il loro amico, il loro fratello con canti e ricordi. In prima fila c’erano le istituzioni tutte con il Prefetto, Cosima Di Stani, che è rimasta sempre al fianco dei familiari di Giuseppe Parretta.

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